21 agosto 2014 (barca)

Oggi staremo in barca per ben otto ore, sembra un tempo lunghissimo ma preso con filosofia secondo me è un’esperienza da fare. Molto diverso d’estate, come la viviamo noi con il fiume Tonle Sap gonfio d’acqua, mentre d’inverno sarebbe tutto più ridotto.

Svegliati ancora alle ore 5,30, facciamo una colazione rocambolesca vicino all’hotel con un servizio disastroso che rischia di farci perdere la barca! I quattro camerieri non riescono a portarci quanto abbiamo preordinato la sera prima, e non vi dico il trambusto per avere tè e caffè. Corriamo all’imbarcadero con i bagagli ma in tuktuk, ci danno i giubbotti salvagente e alle sette partiamo!

dalla barca

Scrivo sul diario: “Mi chiedo ancora perché abbiamo preso il public boat, quando il private boat sarebbe stato tutto per noi. A posteriori capisco, è stata una bellissima esperienza circondati soprattutto dai cambogiani. C’erano quelli seduti dietro di noi sia i numerosi di passaggio impegnati a caricare e scaricare bevande e altre merci. Nonostante abbia fatto centinaia di foto della nostra crociera, sono sicura di averne altrettante, tralasciate volutamente, che saranno per sempre dentro di me”.

in barca sul tonle sap

La barca pubblica per Siem Raep è un concentrato di umanità e noi turisti siamo una minoranza.

Il piano inferiore è coperto, al piano superiore c’è una terrazza dove prendere il sole, quanto sole!

Finalmente, dopo tanta pioggia e umidità sento proprio il bisogno di asciugarmi le ossa, ho portato un costumino e starò tanto tempo su che a fine giornata avrò il colore di un’aragosta!

Non so se posso dire che Battambang corrisponde a un villaggio galleggiante perché è ben più complessa, ma dentro e fuori dalla barca le scene che ci scorrono davanti agli occhi, sin dalla partenza, sono degne di nota.

Pensavo che fosse tutto uguale e noioso, nulla di più sbagliato! E foto a raffica.

sulla barca pubblica

Riflessi.

Colori.

templi.

Case e mercati galleggianti.

vita sull'acqua

Villaggi tutti diversi.

Persone che vivono in barca, mi chiedo cosa facciano.

Vivono di sussistenza. Pescano, fanno piccoli lavori.

Dopo tre ore ci fermiamo a un baracchino di legno, dotato di toilette e molti generi di conforto.

villaggio di palafitte

Il paesaggio cambia, ci intrufoliamo fra le mangrovie in un percorso fluviale così stretto che dobbiamo accucciarci per schivarne i rami, mentre la barca procede “a passo d’uomo”.

I barcaioli che tirano di qua e di là per evitare o spostare i rami.

Io sto sul deck a prendere il sole, di tanto in tanto i compagni di viaggio salgono a salutarmi.

Le ultime due ore di navigazione sono nuovamente su ampi paesaggi dove nuvolette bianche e il cielo blu si riflettono sull’acqua. Vi ho detto che stiamo a bordo per ben otto ore e mezza??? H 7 – 15,30.

riflessi

L’approdo è degna conclusione del nostro viaggio, con uno sbarco rocambolesco più adatto alle merci che alle persone. Non è una bella accoglienza e paradossalmente facciamo fatica, dopo tutto questo oziare.

Forse ci vorrebbe il teletrasporto a Siem Reap ma non siamo turisti, anzi noi siamo avventure nel mondo…

Un confortante cartello recita così: “Freedom Hotel welcomes Roberta group”. OK siamo nel posto giusto.

Andare in hotel? NO! Andiamo subito al Bayon, e che dire di questo tempio? Quante volte abbiamo visto i faccioni nelle foto? Niente, quando arriviamo io sono travolta dalle emozioni e dal mistero, credo che anche i miei pax siano contenti. Anche se è fosco e i faccioni sono un po’ al buio, rimaniamo qui due ore. Foto. Selfie.

selfie

Hotel. Cena. Nanna. Stiamo bene, è un ottimo hotel con piscina e centro massaggi. Ceniamo qui entrambe le sere e dopo cena abbiamo appena la forza di fare due passi fuori senza shopping e senza vedere Pub Street, siamo cotti! Il giorno della partenza ci fanno il late check out così possiamo cambiarci e fare i bagagli perbene prima del lunghissimo transfer in bus fino a Bkk.

Mi sento un po’ a Petra in Giordania, un sito magico e unico dove ho assaporato la prima visita, tanto da volerci tornare non una ma ben due volte. Sarà lo stesso in Cambogia?

LUOGHI VISITATI

SIEM REAP – ci siamo arrivati dopo oltre 8h di viaggio su un lento, lentissimo battello pubblico, circondati da turisti ma anche da cambogiani. Esperienza stupenda che ci ha mostrato l’estensione dell’acqua in qs stagione, davvero incredibile, e la vita allo stesso tempo lenta e fervente che si svolge lungo le rive del Tonle Sap. Villaggi galleggianti ma non solo, templi, paesaggi pazzeschi e unici che avrebbero meritato ancor più delle centinaia di scatti fotografici che vi abbiamo dedicato. D’inverno queste sono strade, non una distesa d’acqua, e si viaggia su un altro percorso.

ANGKOR (UN) – che dire del magnifico Angkor Wat e delle decine di templi, tutti diversi per materiali costruttivi, forma, funzione, che compongono questo sito? Angkor rappresenta l’apoteosi artistica dell’impero Khmer, che dominò per oltre sei secoli un territorio enorme esteso, oltre che sull’attuale Cambogia, su una parte dei Paesi vicini: Thailandia, Cina, Vietnam. I templi, ancora parzialmente “non scoperti” si estendono su oltre 400 kmq, comprendono unità grandi e piccole costruite all’incirca tra i secoli VIII e XIV. Nel corso dei secoli la loro funzione, le tecniche e i materiali costruttivi si sono evoluti, dai mattoni ai laterizi alla pietra, arenaria principalmente. Prendete una buona guida e partite! Credo che ogni viaggiatore curioso debba venire qui una volta nella vita, per almeno 2-3g (ma ce ne sarebbe per una settimana), Angkor è un sito unico al mondo, magico sia nelle manifestazioni artistiche meglio conservate, come Angkor Wat, Banteay Srey e il Bayon, sia laddove la natura si è ripresa lo spazio scavandolo tra le pietre, come nell’affascinante Ta Prohm che visitiamo saltellando tra radici enormi e osservando gli altissimi alberi che sono ricresciuti. La migliore conclusione di un viaggio magnifico!

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