Domenica 04 gennaio 2015

darjeeling

Non ci svegliamo all’alba per andare a vedere le montagne, le nuvole in cielo ci impediscono la vista e ci alziamo con calma. Dobbiamo pregare per avere la colazione poi però ci portano anche le cose salate che amo, puri e lenticchie. Oltre a tè nero e caffè. Corriamo a prendere il biglietto per il trenino di domani.

Alla Railway Station c’è una bella confusione, mercatini, cibo di strada. File e moduli da compilare, un buon tempo passato qui fra la gente.

Himalayan Mounteneering Institute

tigre

Himalayan Mounteneering Institute e zoo si trovano su una bella collina con parco e tanti alberi, ci prendono un paio d’ore e con la scusa del biglietto unico tirano su soldi per entrambi. Io odio qualsiasi forma di esibizione di animali, questa è una delle peggiori, ascolto ogni motivazione. Ok che si occupa di salvaguardia di specie a rischio, ok che fa ricerca scientifica, ok anche al recupero di specie ferite da bracconieri ecc ecc. Ma non mi convince della sua bontà.

Lo sconcerto prende tutti noi quattro nel vedere gli animali in gabbie, per quanto grandi.

Possono andare avanti e indietro ma nulla più.

Le loro lunghe giornate trascorrono dietro le grate, nell’oziosa attesa che qualcuno porti loro del cibo.

Hanno la rabbia dipinta nel muso e il dolore negli occhi. Ruggiscono, gridano il loro dolore che si diffonde nell’aria inutilmente.

Lupo. Leopardo. Pantera. Leopardo delle nevi. Yak. Cervo. Sambar. Tutti nella medesima situazione.

La tigre simbolo dell’India è l’animale più grande, maestoso e palesemente arrabbiato. Le passiamo vicino, ha un muso enorme e la tristezza negli occhi.

Fa impressione e tristezza, è un’immagine indelebile e gli incontri ravvicinati con animali sono appena iniziati…

Poco cambia nelle altre sezioni dedicate agli uccelli, ai primati e ai panda. Il panda rosso, o panda minore, è diffuso su queste montagne, sei anni prima in Cina ne avevo visti parecchi, assieme ai panda giganti “cugini” più famosi, ospitati in un contesto leggermente migliore: Chengdu Panda base.

Questa è una stazione di ricerca tutta incentrata sul simbolo del WWF, animale in via di estinzione simbolico, bisognoso di attenzioni e aiuti. Ma qui in India non mi sembra che ci siamo queste stesse condizioni.

Ben più interessante è la visita al museo sulla montagna. Himalayan Mounteneering Institute racconta la storia e la geologia, l’evoluzione e l’attualità della catena himalayana, in rapporto con le attività umane. Tratta gli ecosistemi, i mondi minerale, vegetale e animale. Occhio agli animali imbalsamati (inquietanti).

Spiega le spedizioni himalayane per filo e per segno, una a una, mette vicini gli eroici sherpa nepalesi e gli “alpinisti” che essi hanno accompagnato.

Hillary e Tenzing nell’ascesa dell’Everest. Lacedelli e Compagnoni sul K2. E altri famosi alpinisti italiani sono presenti nel gotha delle ascensioni, come Desio e Messner che ci porta all’alpinismo di oggi.

Quest’ultimo ha scolpito il suo nome nella storia dell’alpinismo quando nel 1980 ha asceso l’Everest in solitaria, senza bombole d’ossigeno.

Per noi sono nomi e storie note a partire dagli anni 50 – 60, ma prima (quando i mezzi erano ben più rudimentali) ci sono stati molti tentativi di ascensione, fallimentari e/o tragici. Mallory nel 1923, per esempio, tentò la scalata ma fu disperso, i suoi resti sono stati ritrovati solo nel 1998, dopo 75 anni.

Il museo tratta ampiamente l’evoluzione dei prodotti tecnologici. Trovo assai interessante vedere quanto fossero utilizzati in passato i materiali tradizionali e “pesanti”, legno, tessuti, metalli, mentre oggi si usano materiali “leggeri” come i tessuti tecnici. Ghette, zaini, sci, ramponi, calzature, bombole per l’ossigeno eccetera sono descritti nel dettaglio, com’erano e come sono oggi.

Happy Valley Estate

Quando ci prende il languorino cerchiamo una fabbrica di tè, riusciamo a visitare Happy Valley Estate anche se di domenica sarebbe chiusa. Si tratta in realtà di un gruppo con ben 14 estate dedicate a diversi tè, quasi 400 addetti e ben 190 raccoglitrici. Fuori dalla fabbrica c’è già una piantagione, il giardino del tè più vicino.

Tempesto di domande l’addetto che ci porta in visita e leggo tutti i cartelli esposti con attenzione.

Happy Valley è un’azienda molto moderna, orientata al marketing e all’export in paesi ricchi come gli Emirati, il Giappone (produttore di tè esso stesso) e UK. Noto la fornitura in esclusiva a Harrods a Londra i numerosi “award”, i riconoscimenti ricevuti, appesi ben in vista alle pareti assieme alle certificazioni. Tali processi fan parte del mio lavoro, per i non addetti ai lavori sono marchi di qualità con un preciso valore e per le aziende implicano investimenti di migliaia di euro l’anno, che non tutti si possono permettere.

happy_valley

ISO 9000, IFS, Halal, Demetra bio, solo per citarne alcune. Quest’ultima si ritrova in alcuni organic tea sempre più presenti sul mercato, sicuramente il biologico è una delle sfide del futuro ma non è la soluzione per tutto, per mettere d’accordo produzione agricola e rispetto dell’ambiente.

La degustazione di tè a fine visita ci riscalda e ci mette tranquilli, preparandoci alla prossima tappa culturale, un monastero.

Mahakal

Mahakal è bello da vedere in sé, pullula di vita, è pieno di monaci in tunica rossa, tra i quali molti giovani.

Sorridono mentre giocano nel piazzale, ci guardano timidamente. Pure il buddhismo sconta la crisi delle vocazioni e le distrazioni del moderno stile di vita, che una volta avremmo chiamato occidentale ma ormai è diffuso in tutto il mondo.

Non è difficile vederli pregare col cellulare in mano. Questo non mi piace ma “Chi sono io per giudicare?”.

Questo è forse l’ultimo monastero che visitiamo nel nostro viaggio, ma altri edifici religiosi ci attendono lungo il cammino. Templi e non solo. Ora è il turno della…

Pagoda giapponese.

Un grande stupa bianco è circondato da statue dorate di Buddha, in varie posizioni, e bassorilievi in legno che raccontano per immagini la storia della sua vita. Ha lo stesso significato, per gli indiani, che per noi la Cappella degli Scrovegni di Giotto, o i vari cicli pittorici raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Nel mondo esistono più di venti pagode così strutturate, si trovano in India, Giappone, USA, Regno Unito ecc.

A Darjeeling vi sono luoghi di culto diversi incluse le chiese di rito anglicano, un pizzico di madre Inghilterra rimasto qui anche dopo la partenza dei britannici nel 1947.

Dopo una piccola sessione di shopping in centro torniamo in hotel per un briefing sui prossimi giorni di viaggio, poi diamo il “libera tutti” per darci appuntamento da Golden Tips per cena. Sistemo i bagagli con le due borse di maglie e accessori vari appena acquistati, scrivo il diario, carico le foto sui social e mi metto al lavoro per il gruppo.

Abbiamo deciso di scendere a sud con calma e restare un giorno in più nella parte nord del West Bengala per visitare il parco nazionale dei rinoceronti. Jaldapara NP è una sfida: introduce un tema nuovo rispetto alle visite effettuate normalmente dai nostri gruppi. A posteriori mi rendo conto di aver tolto del tempo ad alcune tappe sulla via per Kolkata, che mi dispiace non aver effettuato. Non so se lo rifarei.

Con la disponibilità di driver e guida, con la guida LP in mano, cerco di prenotare l’ingresso e la guida al parco. Mi ci vuole più tempo del necessario, tra un tè e l’altro vado avanti e indietro tra il nostro hotel e quelli vicini. A volte la tecnologia si mette di traverso e non bastano wifi, Skype, email e il vecchio telefono a contattare le persone in maniera efficace. Mi rilasso solo alla fine, quando aggiorno il diario, poi esco.

Scendo in centro, ai soliti baracchini del cibo si accalca una moltitudine di persone, non vi dico che profumi si sprigionano nell’aria. I momo mi attraggono sempre di più. Poi mi attraggono dei suoni.

Sento i rumori provenienti dalla piazza, la musica, i canti e gli applausi del Winter festival.

Si susseguono esibizioni di danza in abiti tradizionali coloratissimi, luccicanti di paillettes, molto apprezzate dai locali. Meglio queste degli animali no?

Le facce della gente dimostrano che siamo in una terra di mezzo con caratteri di diversi Paesi. Una giovane danzatrice e una contorsionista mi ricordano spettacoli visti in viaggi del passato, in Nepal e in Mongolia.

Imbocco una laterale sulla destra e gli argomenti degli stand virano verso temi sociali, istruzione, lavoro.

Cambiano pure gli edifici e mi sento catapultata nell’Inghilterra di qualche secolo fa. Bellissimo questo quartiere, vi sono club, scuole, chiese e tante case vittoriane con le finestre dipinte, i tetti in ardesia, i giardini.

Si arriva allo zoo proseguendo di qua. Vedo volentieri i negozietti di spezie, la gente a passeggio e le scimmie che scorrazzano libere in strada. Parliamo del tempo? Non per fare l’inglese, ma dopo due giorni di freddo e umido oggi il vento ha spazzato via le nuvole e ora si prepara un tramonto superlativo con vista sulle montagne. Alle ore 17 un cartello Viewpoint a destra attrae la mia attenzione.

darjeeling

Il sole cala dietro una nuvola con riflesso rosa. La luna quasi piena sale sulla destra.

La vista spazia sulla valle dove, oltre le case in stile inglese, si stendono le piantagioni di tè, le montagne.

Diverse persone convengono a vedere tanta bellezza in silenzio, incrocio la coppia della Corsica vista a Yuksom due giorni fa e ci salutiamo con un sorriso. Che bello essere qui ora, in pace e serenità.

Trovo l’insegna che al mattino non ho potuto cercare, il retreat dove alloggia il cantante di Bollywood. Vado, non vado? Sì dai in fin dei conti mi hanno invitato. Entro in un vialetto e da una terrazza con vista accedo alla lobby, mi faccio annunciare, il padrone mi vede e decide di farmi fare l’ispezione completa delle 14 stanze e suite, tutte con una vetrata privata sulle montagne, alcune con una veranda. Dev’essere bellissimo con i colori e il calore d’estate. A proposito di calore, nemmeno qui c’è il riscaldamento. E oggi fa particolarmente freddo, tanto che alcuni vetri sono appannati, con una specie di effetto serra e umidità eccessiva per i miei gusti.

the_retreat

Il capo mi lascia nelle buone mani del responsabile bar, un uomo giovane e carino, ben vestito.

Fino alle ore 18 conversiamo davanti a una tazza di tè nero fumante, forte, corroborante. Mettiamo a confronto India e Italia, i suoi antenati son scesi qui a lavorare e un bel giorno il nonno è partito da volontario per combattere al fianco degli inglesi, alle Maldive, dove però è morto. Per lui gli inglesi sono come una medaglia, a due facce, hanno lasciato agli indiani cose buone e cattive.

Mi sembra di sentire un democristiano dei nostri, sicuro di sé e con la fierezza di un popolo che, dopo aver subito, ha metabolizzato gli insegnamenti dei vecchi dominatori. La sua storia familiare mi rimane impressa e me ne vado a fatica, se fosse per lui potremmo continuare le chiacchiere ancora a lungo.

darjeeling

Sono stanca quando esco, al buio, ora c’è poca gente per strada. Per tornare al bazar dei baracchini faccio una strada diversa dove ripercorro il cammino di ieri. Rivedo la piazzetta e i negozi, poi in piazza ritrovo musica e canti, gente che balla. Alle 19,30 ci riuniamo e torniamo a cena da Glenary’s dove ci danno subito un tavolo. Pure la cena di oggi non ci delude anzi. Non troveremo più posti così fino al ritorno nella grande città di Kolkata. Facendo un bilancio di questa città così speciale, con tante cose da vedere ed esperienza da fare, siamo convinti che non abbiamo visto tutto.

glenarys

A parte i siti che non si potevano vedere, come alcuni giardini e templi, fermandoci qualche altro altro giorno si potevano fare dei trekking nei dintorni con guida.

Una cosa che tengo per quando tornerò è questa: vedere la città dall’alto (250 piedi) su una mongolfiera fissa, durata 2h totale incluso riscaldamento del pallone e operazioni pre / post volo. Attiva da settembre, dopo i monsoni, dev’essere una bella esperienza anche se non paragonabile al volare liberi sulle ali del vento.

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