I castelli del ducato di Parma e Piacenza si ergono sulle colline che guardano sotto di sé la pianura padana, e sopra gli Appennini. Alcuni castelli sono famosi e altri meno conosciuti, sono tutti diversi e si raggiungono facilmente da Milano e da altre città. Consiglio di fermarvi per una visita anche se siete di passaggio. Oppure fermatevi per qualche giorno, godetevi la dolcezza del paesaggio e il patrimonio enogastronomico locale. In provincia di Parma e Piacenza vedrete antichi manieri che racchiudono storie avvincenti al loro interno e piccoli borghi deliziosi. Mangerete benissimo e berrete i vini pregiati che si producono attorno (o in alcuni casi proprio dentro) ai castelli. In alcuni di questi potrete soggiornare, aggiungendo fascino al vostro viaggio. Per visitare i Castelli del Ducato consiglio le mezze stagioni come periodo di visita. La primavera quando la natura si sveglia e le giornate si allungano. L’autunno quando le tante sfumature di verde cedono il passo ad altri colori, giallo e arancio, rosso e marrone. Qui alla fine della vendemmia le cantine si aprono a visite che profumano di mosto, e poi di vino nuovo.

Torre Fornello

A ottobre 2023 ho passato tre giornate a Piacenza e provincia, in un viaggio stampa “Il mito della Malvasia” un dal titolo accattivante ed evocativo di paesi lontani come la Grecia, sua terra d’origine. Monemvasia è l’antico nome della Malvasia, si trova nel Peloponneso e ho dovuto cercarla sulla cartina perché la mia conoscenza della Grecia continentale purtroppo è nulla. Dalle coste greche, in viaggio nel mare Mediterraneo sulle rotte mercantili, la Malvasia è arrivata sulle coste del mare Adriatico dove si è diffusa, ha piantato solide radici in molte regioni e anche oggi dà ottimi frutti. A Venezia si contano diverse calli della Malvasia, sono solo una parte di quelle presenti in passato e ne testimoniano una volta di più la vocazione mercantile. Malvasia è un vitigno forte e versatile, si presta a interpretazioni diverse.

Abbiamo viaggiato in treno fino a Piacenza: raggiunto il capoluogo, dopo una visita guidata sintetica ma efficace siamo saliti su un pulmino per proseguire le visite sui Colli Piacentini. Il nostro è stato un fine settimana ricco e variegato, gustoso e colorato come i luoghi visitati. Abbiamo combinato visite culturali ed enogastronomia, giornalisti e blogger insieme, persone golose e curiose proprio come me. Erano le ultime giornate calde dell’autunno che non voleva arrivare, Il fine settimana successivo l’autunno si è presentato all’improvviso. I colleghi che hanno viaggiato a Parma e provincia, nella seconda parte del tour Il mito della Malvasia, hanno preso la pioggia! Il nostro programma era la combinazione ideale dei winetour, una visita e una degustazione. L’enoturismo mostra il meglio dei vini e del territorio dei Colli Piacentini, per visitare i vigneti estesi in quattro valli, attraversate da torrenti e fiumi che danno loro il nome: Val Tidone, Val Trebbia, Val Nure, Val Luretta. Agli enoturisti si fan provare esperienze sempre nuove e diverse. Il racconto dei tre giorni fra i vini e castelli dei Colli Piacentini inizia a Ziano Piacentino, dove si trova una bella cantina, guidata da un vignaiolo lungimirante.

Cantina Torre Fornello

Arriviamo a Ziano Piacentino nel primo pomeriggio di venerdì. Ci troviamo in località Torre Fornello, abitata già mille anni fa e che, all’epoca, si chiamava semplicemente Fornello. La torre quattrocentesca ha dato alla località il nome che porta ancor oggi. Siamo in compagnia di Enrico Sgorbati il padrone di casa, vignaiolo anfitrione che non vi stancherete mai di ascoltare. Quando ci racconta la sua storia trentennale di produttore ci mette tanta passione che a ogni cosa che dice vi viene da annuire e approvare. Quando ci fa vedere la sua cantina, incastonata in un luogo con secoli di storia viva alle sue spalle, gli brillano gli occhi. Idem quando ci racconta i suoi vini, mentre stiamo seduti in sala degustazione e ammiriamo le colline vitate scendere in un dolce declivio davanti a noi. Per la conformazione del terreno la vendemmia è tutta manuale e impegna ben 40 persone: iniziata a metà agosto e ora, a metà ottobre, è appena finita. A Torre Fornello ferve il lavoro in cantina che porterà a vini sempre più buoni e rispettosi dell’ambiente, destinati soprattutto ai mercati esteri. C’è una grande cura per il terreno, le viti, l’uva. Inerbimento in vigneto, utilizzo di fonti di energia pulita nella cantina (posta sotto terra in un edificio con più di 500 anni di età) sono solo due dei punti fermi del lavoro in Torre Fornello. I vini di Torre Fornello sono profumati e sapidi, freschi e longevi. Abbiamo l’imbarazzo della scelta, io parto sempre ad assaggiare i vini da vitigni autoctoni: Malvasia di Candia aromatica e Ortrugo a bacca bianca; Barbera e Croatina a bacca rossa. Ricca anche la platea dei vitigni internazionali: Pinot nero, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay. Alcuni si fregiano della DOC altri sono IGT. Abbinati gli insaccati DOP di cui Piacenza va fiera: Coppa, Salame, Pancetta. I miei appunti di degustazione riportano:

  •  Ortrugo frizzante 2022, 11,5 gradi
  •  Ortrugo millesimato 2015
  •  Donna Luigia Malvasia di Candia aromatica 2019. 
  •  Una Malvasia secca botritizzata 2019, 14,5 gradi.
  • Gutturnio riserva. Barbera e Croatina affinata 18 mesi in legno 2016, 14 gradi.
  •  Passito Ottavo giorno, Croatina appassita sui graticci, ha riposato otto anni prima di andare in bottiglia.

Tante vigne contribuiscono alle note olfattive e gustative, tante e diverse per ciascun vino. Si va dagli agrumi e frutti tropicali, al pepe bianco e altre spezie, all’affumicato. Una vigna, una varietà, una bottiglia. Un pensiero, tante storie: ogni vino di Torre Fornello, come ci racconta bene Enrico Sgorbati, ha una storia. Alcune storie sono vicine nel tempo, altre vanno per anni indietro nel tempo. Vanno lontano nello spazio fino alla Francia, assomigliano a pregiati Sauternes. Difficile andarsene, quando saluto il nostro padrone di casa gli porgo con un inchino i mio biglietto da visita. Ricambia con un inchino e un saluto. Arigato. Grazie e arrivederci!

Per saperne di più    https://torrefornello.it/

Castello di Agazzano

Il castello di Agazzano è la nostra prima visita di sabato mattina, ci troviamo in Val Luretta e per un’ora giriamo attorno alla sua struttura possente, senza entrare. C’è pochissima gente attorno a noi ed è un luogo vivo in ogni senso, tuttora abitato dai Principi Gonzaga Vodice. Di costruzione duecentesca la Rocca domina il centro di Agazzano e ha visto avvicendarsi nobili famiglie attive fra Piacenza Milano e la Lombardia: gli Scotti, i Gonzaga, gli Anguissola. Alte mura difensive, torri circolari e rivellino, un fossato e il ponte levatoio fanno da protezione al castello. Il giardino francese curatissimo è decorato con statue e fontane; all’interno, non visibile ai nostri occhi, c’è un vigneto.

Per saperne di più     http://www.latosa.it/

Cantina Luretta

Questa è una delle mie cantine del cuore e ne ho già scritto ampiamente. Ci troviamo a Gazzola nel Castello di Momeliano, un luogo ricco di storia e affascinante. Carla Asti è la titolare e di storie ne ha da raccontare, sulla sua bella famiglia, sulla cultura del vino, sull’amore per l’arte e la musica. Carla ci raggiunge in sala degustazione dopo averci lasciato nelle ottime mani di Antonella per la visita al castello e cantina. Quando mi dicono che sono attivi da 30 anni mi sembra poco perché incarnano questo luogo così profondamente che potrei immaginarle molto tempo addietro. Ho apprezzato molto questo mio ritorno in Cantina Luretta. 

Per saperne di più    https://luretta.com/

Cantina la Tosa

Cantina e agriturismo in quel di Vigolzone, la Tosa si trova fra la Val Nure e la Val Trebbia ed è gestita dai fratelli Ferruccio e Stefano Pizzamiglio. Proprio Stefano ci conduce nella visita, è un fiume in piena e parte mettendo le mani avanti: “Sono milanese, sono medico di formazione e vignaiolo di professione”. A Vigolzone, dove c’era la casa vacanze della famiglia e il luogo dive trascorrere il fine settimana, ha costruito la sua passione. A partire dagli anni Ottanta, qui dove c’erano vigneti abbandonati o poco produttivi, con la famiglia ha avviato la cantina La Tosa. Stefano inizia il suo racconto con una panoramica sul territorio: si sofferma sulla ricchezza agricola di Piacenza e provincia, importante a livello nazionale per le produzioni cerealicole, la frutticoltura (ciliegie in particolare) gli ortaggi (pomodoro). Venendo al vino ci riporta a Milano: cita le Vigne di Leonardo, dove già nel Cinquecento si coltivava la Malvasia di Candia. E più su paragona i vini dei colli piacentini alla Germania con i suoi vini, prodotti in territori simili a questo dove ci troviamo da vitigni aromatici. Moscato bianco, Riesling e Traminer per esempio sono tali grazie alle molecole portatrici degli aromi come terpeni e tioli. La Tosa produce vini soprattutto fermi, solo il 20% sono frizzanti. La produttività di una coltivazione in generale, e di un vigneto in particolare, parte dal terreno che qui è ricco di minerali. Questo si sente nei suoi vini: una spiccata mineralità e sapidità, acidità e lunghezza finale sono unite a un grado alcolico importante. Anche per questo sono vini longevi che possono arrivare a vent’anni e oltre. Quando ci mettiamo a discutere sui disciplinari vengono fuori diversi cambiamenti in atto, chissà che ciò significhi una semplificazione anche per i consumatori. Finora ci dobbiamo destreggiare fra DOC – DOCG – IGT e a volte non è facile. Più divertente è dare i numeri: i vigneti si trovano ad altitudini importanti: per i vini rossi 500 metri slm e fino a 750 metri slm per i vini bianchi. Facilmente trovate i suoi vini in enoteche di pregio e ristoranti stellati. La Tosa produce oggi circa 110.000 bottiglie all’anno; vende in Italia il 60% della sua produzione, un terzo all’estero, attraverso agenti e distributori. Il 15% è venduto direttamente qui in azienda dove si può mangiare nell’agriturismo, attivo dal 1998. Di nuovo enoturismo è la parola chiave di accesso a queste esperienze e all’accoglienza di consumatori appassionati, che vengono a vedere e sentire il lavoro del vignaiolo direttamente in cantina. Dopo due ore dal nostro arrivo è ora di pranzare e ci accomodiamo in una sala interna che ci accoglie per la degustazione. Accanto ai consueti prodotti tipici assaggiamo:

  •  Sorriso di Cielo Malvasia dei Coilli Piacentini DOC 2018, 13,5 gradi
  •  Terre della Tosa Gutturnio superiore DOC 2022, 14 gradi
  •  Vignamorello Gutturnio superiore DOC 2021, 14,5 gradi
  •  L’ora felice Malvasia passita Emilia IGT 2022, 12 gradi.

Tutti questi vini confermano le aspettative di aromi intensi e ricchezza gusto olfattiva, con note che spaziano dai fiori bianchi e gialli alla frutta tropicale.

Dopo pranzo visitiamo l’attiguo museo della vite e del vino, dedicato al padre Fernando Pizzamiglio (bellissimo anche se io sono all’ennesima visita di un museo del vino) notevole per:

  •  i tantissimi oggetti esposti,
  •  la biblioteca con carte, mappe e oltre 500 volumi di viticoltura ed enologia,
  •  la storia del vino dal 1800 a oggi
  •  la cultura e scienza del vino,
  •  le parti multimediali interattiva ed educativa.

Se fosse per me resterei qui, farei la siesta sotto un albero per poi decidere. Ma dobbiamo ripartire, una nuova visita ci aspetta…

Per saperne di più     http://www.latosa.it/

Castello di Rivalta

Il castello si trova nella frazione Rivalta di Gazzola ed è tuttora abitato. Ha una storia millenaria e ospita la Fondazione Zanardi Landi. Come in altre visite di questi giorni, a un certo punto salta fuori un fantasma – non nel senso che lo vediamo – siamo a metà pomeriggio e i fantasmi, si sa, spuntano di notte. Solo che il suo spirito aleggia fra le stanze del castello e ce lo raccontano come se dovesse palesarsi da un momento all’altro. Accediamo dal giardino con vista sulla torre, dalla forma bizzarra. Nel cortile interno vi sono gli stemmi delle famiglie che lo hanno posseduto, gli Sforza e ora i Landi. Su e giù per le scale scopriamo ampi ambienti carichi di memorie del passato. Nella cucina immensa, riscaldata da un bel caminetto, al centro c’è un lungo tavolo di noce del Settecento e tutto attorno. Ceramiche, piatti e posate, attrezzi in argento e rame, tanti oggetti bellissimi. Vorrei toccarli tutti ma non si può. Un mortaio era utilizzato per pestare il sale che arrivava qui in grossi blocchi, ci troviamo proprio sulla Via del Sale. La scuderia sottostante ospitava i cavalli e in epoca recente è stata adibita a cantina. Da vent’anni essa è stata portata a Borgonovo Valtidone. Ai piani superiori, assieme alle camere da letto e alle prigioni, numerosi allestimenti costituiscono un complesso museale che inizia dal corridoio della musica con carillon, giradischi e altri strumenti musicali. Da qui si dipartono le stanze con le collezioni e raccolte, come gli animali imbalsamati, che una volta facevano l’orgoglio delle ricche famiglie. Alcuni erano cimeli da esibire, altri oggetti che sono stati utilizzati in pace e in guerra, fra Ottocento e Novecento.

Prima la Stanza delle cartoline, poi la sala rossa con baldacchino e pavimento originale in cotto del Quattrocento.

Nel Museo del costume militare troviamo armature e costumi in uso fra il 1845 e il 1945.

La Sala delle Armi assieme alla nutrita armeria ritrae la mia Venezia in un momento cruciale, per sé e per le sorti del mondo occidentale: la battaglia di Lepanto. Fra questi, che sono i cimeli a me è più cari, le bandiere galeazze originali del 1571, fronte – retro con stemmi e simboli di Venezia. 

  •  armi da combattimento come lunghi fucili e spingarde, una pesantissima cotta di maglia (da 30 kg),
  •  paramenti sacri in oro e argento, statue di santi (Santa Apollonia, San Rocco, San Martino).

Non stanchi di essere arrivati fino a qui saliamo sulla torre per 45 gradini, in cima godiamo il panorama a valle alla luce del tramonto. Questo è il degno finale di una giornata più che piena, non ci resta che scendere e fermarci al castello per la cena e pernottamento.

Per saperne di più    https://www.castellodirivalta.it/

Castell’Arquato

Anche qui siamo in un luogo del cuore per me, visitato per lavoro tanti anni fa in diverse stagioni, fra cui un freddo inverno con la neve! Dovevo vedere una cantina e dovetti salire l’ultimo tratto di strada a piedi. Castell’Arquato fa parte dei Borghi più belli d’Italia e delle Bandiere arancioni del TCI. Si trova in Val d’Arda, Il torrente omonimo scorre qui sotto e dà anche il nome alla sottozona dei vini locali. Oggi a Castell’Arquato è una tiepida domenica di autunno, quasi un’estate allungata. in questo giorno il borgo si affolla di visitatori, da soli o in gruppo come noi. Una visita guidata dettagliata ci permette di conoscerne ogni angolo, dall’alto verso il basso. Entriamo da Porta Soprana (che prende appunto il nome dalla sua posizione superiore) e corriamo verso la chiesa prima che inizi la messa delle 11. Lo stile romanico richiama le più famose chiese di Parma, arricchite da Benedetto Antelami, il primo impianto della chiesa risale al 1122. Il suo splendido aspetto attuale è dovuto a decenni di ricerche e restauri. Marmi e sculture arricchiscono la navata destra, le cappelle affrescate sono notevoli con scene di luce, il paradiso, contrapposto al buio dell’inferno. Al fondo della navata c’è una grande fonte battesimale di inizio Novecento, dove un tempo c’era la sacrestia e, prima ancora, la vasca battesimale. Parliamo di vicende tristi che periodicamente funestano la nostra bella Italia, come i terremoti che ricorrono qui sui colli piacentini. Al suo massimo splendore Castell’Arquato contava ben 36 chiese suffragate. Le pietre degli edifici “parlano” della storia antica del luogo: alcuni sono stati costruiti in arenaria gialla che contiene tanti fossili, a ricordo delle ere passate. Altre in tufo più scuro, questi differenti colori si vedono nei diversi edifici del borgo. Mentre cerchiamo un bar dove bere un caffè (e lo prendiamo in una bella enoteca dove sarei tentata di assaggiare il vino ma mi trattengo) ammiriamo nella piazza centrale il Palazzo del Podestà con il suo fronte stretto, mentre il fronte più largo guarda verso valle. Accanto sorge la Rocca con i suoi bei merli ghibellini. La vediamo dall’esterno, girando attorno al suo giardino. Dall’alto verso il basso scendiamo nei quartieri medievali con i palazzi e chiese di pietra e mattoni, le fontane, le vecchie case a graticcio che per me sono strane da vedere qui in Italia! Io le adoro perché mi trasportano in Europa centrale, dove ho trascorso parte della mia giovinezza.

Vigoleno: il borgo medievale

Mettere insieme un borgo e una cantina di domenica, nel terzo giorno di un viaggio stampa, è come mettere la ciliegina su una torta. Ammiriamo Vigoleno e il suo borgo fortificato dalla vetrata del ristorante Bollicine & Torta Fritta dove pranziamo e poi, alla chetichella, io corro a vederlo rapidamente. Trovo la sua bellezza quasi eccessiva tanto che cado (e mi faccio male a un piede) alla fine del mio giretto, quando sto tornando in piazza per riunirmi al gruppo. Vigoleno, frazione di Vernasca, come Castell’Arquato appartiene ai Borghi più belli d’Italia e alle Bandiere arancioni del TCI. Cosa c’è da vedere:

  •  chiesa di san Giorgio,
  •  camminamento di ronda,
  •  mura merlate e mastio,
  •  i panorami verso la vallata.

Vigoleno: Cantina Visconti

Cantina Visconti è attiva dal 1960 ed è la nostra ultima visita, forse la più sorprendente per me. Frequento queste zone da quasi vent’anni, pur conoscendo già alcuni prodotti e produttori dei colli piacentini, Cantina Visconti non ha nulla a che vedere con le altre! Siamo a circa 250 metri slm di altitudine su una collina che, come una terrazza, ha una vista amplissima a valle. Ci conduce nella visita il titolare Giuliano Visconti che è anche presidente dell’Associazione dei produttori di Vin Santo di Vigoleno, costituita nel 2008 assieme all relativo disciplinare. Una manciata di vignaioli vicini a Visconti fa con lui il Vin Santo di Vigoleno, la DOC più piccola d’Italia, da uve Melara e Santa Maria. Essa segue un disciplinare che riprende una tradizione secolare, immutata nel tempo, ed è un concentrato di naturalità. La naturalità in realtà caratterizza tutti i loro vini, sia nel lavoro in vigna coltivata con metodo ancestrale (lotta integrata, vendemmia manuale) sia in cantina (no solfiti o lieviti aggiunti, rifermentazione naturale in bottiglia). Nei suoi 14 ettari vitati coltiva vitigni sia a bacca bianca (Malvasia. Ortrugo. Sauvignon. Chardonnay) sia a bacca rossa (Barbera. Bonarda. Merlot. Cabernet Sauvignon). Le caratteristiche pedologiche consentono di produrre vini longevi e con buona alcolicità, sui 13 – 14 gradi. Inoltre per i cambiamenti climatici in corso – e finalmente ne parliamo perbene che io ci tengo molto – i vini avranno caratteristiche sempre più spiccate in questo senso. Più zuccheri. Più alcool. Ma parliamo del Vin Santo che per me è pura poesia, e lo scoprirò alla fine della visita. In cantina ascoltiamo la spiegazione del lungo percorso del vino, dal grappolo alla bottiglia. Vediamo come si fa l’appassimento delle uve in cantina, le botti di vetroresina dove il vino riposa, le botti di rovere dove invecchia anche 5 – 10 anni. Perciò i volumi sono piccolissimi, perché ci vuole tanto tempo per arrivare al “prodotto finito”: le bottiglie da 375 ml sono poche migliaia e, una volta immesse sul mercato, sono contese da ristoratori e consumatori. Visconti è anche bottega, cucina e agriturismo: se volete degustare il Vin Santo di Vigoleno potete fare due cose: visitare Cantina Visconti durante uno dei loro eventi (controllate sul sito) oppure venire durante gli eventi al castello di Vigoleno, così prendete “due piccioni con una fava”. Dei tre vini che abbiamo assaggiato ovviamente mi è rimasto nel cuore il Vin Santo con le sue note di frutta candita e la dolcezza mai eccessiva, ma sono tutti “vini buoni e puliti”.

Per saperne di più    https://cantinaviscontivigoleno.com/

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[Castello e borgo di Vigoleno PC] Vigoleno frazione di Vernasca è bandiera arancione del TCI e uno dei borghi più belli d’Italia. Vedete quanti scorci regala, tanti altri sono nella memoria della reflex e andranno direttamente sul blog. Anche se trovate chiuso l’ingresso alle mura e al cammino di ronda, potete passeggiare e ammirare le vedute a monte e a valle. I merli ghibellini segnano la piazza con la fontana e la chiesa di San Giorgio. Vigoleno è l’ultimo borgo che abbiamo visitato, dove abbiamo anche pranzato a suon di torta fritta, salumi pregiati (coppa, pancetta e salame DOP sono giustamente famosi), formaggi da leccarsi i baffi. Accompagnati da mostarda e con il contorno di giardiniera che voi sapete mi piace tanto. Innaffiati da Ortrugo e Gutturnio frizzante della cantina Il Rintocco. ** Ps Vigoleno è dove sono inciampata sui sampietrini mentre correvo alla piazza alle 14,30 ora dell’appuntamento con il gruppo per salire sul pulmino. Ora sono ammaccata in vari punti e ho un ginocchio dolorante ma spero che si metta a posto presto, che fra pochi giorni devo ripartire!

[Vini e vignaioli dei Colli Piacentini] Cantina Visconti Vigoleno è dove domenica pomeriggio ci siamo congedati da Piacenza, dai suoi castelli e dai suoi vini, con questa visita speciale. Siamo partiti dal Vin Santo di Vigoleno DOC per poi passare ai classici Ortrugo e Gutturnio. Visconti ha solo 10 ettari vitati, è la più grande delle 6 cantine riunite nell’associazione produttori Vin Santo di Vigoleno. Produce vini naturali con metodo ancestrale. Rifermentati in bottiglia. Vedere appassire i grappoli di uva mi provoca sempre l’emozione dell’attesa, di dare tempo perché la natura faccia il suo corso e dopo anni i frutti diano un prodotto divino. Piccolissime produzioni contese nei ristoranti migliori in Italia e all’estero!

Mangiare e dormire sui colli piacentini

Il nostro viaggio è itinerante, proviamo così due alberghi e ceniamo al loro interno. Il primo ha un’impronta più moderna stile business hotel, l’altro è super romantico ed elegante, sia per la collocazione sia per la frequentazione.

Hotel Rizzi Castel San Giovanni

Nei tanti anni che viaggio per lavoro mi piace provare vari alloggi, dal BB e agriturismo ad alberghi diversi. Quelli “sulla strada” sono comodi, hanno nella modernità la chiave del successo e devono lavorare bene sia lato ospitalità, sia lato ristorazione. Hotel Rizzi è uno di questi e anche se ho preso solo un risotto per cena, mi ha accontentato.

Il racconto del mio soggiorno sulla pagina Facebook Gamberetta Travelblog

Hotel Rizzi Castel San Giovanni PC. Non vi mostro la colazione che è anche oggi proteica, uova sode e caffè, ma la grande sala del ristorante annesso all’albergo. Si chiama 412 forse perché siamo sulla strada statale 412. Fuori dal centro quindi. Peccato perché di castel San Giovanni ho dei bellissimi ricordi di quando venivo qui per lavoro. A visitare cantine ovviamente. Il mito della Malvasia continua fra borghi e cantine. Buon sabato amici!  Ps Di quei papaveri mi sono innamorata!

Castello di Rivalta Hotel ristorante

Dormire in un castello penso sia un sogno per ogni viaggiatore ed eccomi accontentata. Soggiornare a Rivalta è stato davvero bello, mi son fatta avvolgere dall’atmosfera della camera con arredamento in stile, tanto legno e colori pastello. Abbiamo provato la cucina raffinata e semplice del ristorante, il liquore di prugna a fine pasto, la colazione a buffet.

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[Castello di Rivalta. Hotel Torre di San Martino] La password del WiFi ha il nome del fantasma del castello. Per dire. Abbiamo dormito qui ieri dove un mese fa si è svolto un matrimonio Vip. Abbiamo cercato il conte Orazio che vive qui, lui è il proprietario di tutto il borgo. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo, chissà quali aneddoti mi avrebbe raccontato sulla sua dimora. Le camere sono sparse nel borgo a costituire una sorta di albergo diffuso su vari edifici. Io sto nel plesso principale al secondo piano, la mansarda è arredata in stile country chic. Molto chic! Dei vini e dei vignaioli parleremo nei prossimi giorni, il tour “Il mito della Malvasia” si conclude questa domenica per la parte piacentina, e tornerà con altri borghi e vini il prossimo fine settimana. La colazione di domenica e la cena di sabato sera: Flan di zucca con fonduta e verdure. Tortelli (gialli verdi rossi) con ricotta burro e salvia. No faraona al forno. No tiramisù, avevo esaurito lo spazio. Per il vino invece c’è sempre spazio: Ortrugo dei Colli Piacentini frizzante DOC 2021, 11,5 gradi Res Alta Conte Orazio Zanardi Landi. Ora i vini del conte sono vinificati da cantina Valtidone a Borgonovo val Tidone. La cantina storica, in passato scuderia del castello, ora non è più usata come tale ma è parte degli spazi per eventi. Al posto dell’amaro ho preso un infuso di prugna che fanno qui vicino, per niente dolce, digestivo, buono!

Post in collaborazione con     https://www.castellidelducato.it/

https://www.collipiacentinidoc.it/

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