{"id":924,"date":"2013-01-13T00:45:31","date_gmt":"2013-01-13T00:45:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gamberetta.it\/?p=924"},"modified":"2013-01-13T00:45:31","modified_gmt":"2013-01-13T00:45:31","slug":"dal-parrucchiere-a-marrakech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gamberetta.it\/it\/2013\/01\/13\/dal-parrucchiere-a-marrakech\/","title":{"rendered":"DAL PARRUCCHIERE A MARRAKECH"},"content":{"rendered":"<p><strong>8 gennaio 2013<br \/>\n<\/strong>Torno a  <strong>Marrakech<\/strong>  dopo 16 anni, anche per tornare dal parrucchiere, come nel giugno del 1997 quando durante il mio soggiorno al  <strong>villaggio Valtur<\/strong>  avevo sentito il bisogno di mettermi la testa a posto per la  <strong>serata di gala<\/strong> . Non solo ero in un non luogo che per definizione, come le crociere, non mi appartiene, ma anche giocavo tutto il giorno a golf nel campo scuola del villaggio, quattro ore sotto il caldo infernale di giugno, quando lo racconto alle mie amiche non mi credono. Avevo chiesto di andare in taxi da  <strong>Le Palmeraie,<\/strong> localit\u00e0 dove sorgeva il villaggio, alla  <strong>medina<\/strong>  di Marrakech a cercare un parrucchiere, trovando per fortuna un passaggio con il nostro capo contabile. Cinquantenne, romano, brizzolato brillante come si conviene a un uomo che ha scelto di vivere nei luoghi di divertimento facendo ogni anno una stagione al mare e una in montagna, intervallandole con le visite alla famiglia a Roma. Mi port\u00f2 da un coiffeur unisex molto carino nella medina, arredato in bianco e nero che mi ricordava  <strong>Jean Louis David,<\/strong>  con 15.000 lire feci shampoo taglio piega, e mi affezionai al rito del parrucchiere che ho ripetuto in altri viaggi e che ora \u00e8 l&#8217;ultimo atto di tutti i miei viaggi.<br \/>\nOra nel 2013 il villaggio di Le palmeraie non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, a dire il vero non c&#8217;\u00e8 nemmeno la Valtur e anche altri tour operator sono cambiati o si sono spenti, ancora prima dell&#8217;ondata di crisi che ha messo gli italiani con le spalle al muro impedendoci spesso di godere le agognate vacanze in un posto esotico. Io viaggio con  <strong>Avventure nel Mondo <\/strong>, coordino i gruppi e mi diverto in questo ruolo, cercando di svolgerlo con responsabilit\u00e0 e accettandone gli oneri, molto maggiori degli onori.<br \/>\nPer descrivere i siti di interesse di Marrakech ci sono le guide, comunque noi il marted\u00ec mattina passeggiamo sotto un sole caldo, finalmente, per visitare  <strong>le tombe saadite, la moschea, la koutubia e i palazzi<\/strong>  che si dipanano a sud della piazza. Il ricordo di 16 anni prima \u00e8 ancora vivo in me e a ogni passo mi ritengo fortunata ad essere tornata in questa stupenda citt\u00e0, potrei rimanere una settimana senza annoiarmi, emette energia positiva e ogni luogo, persona, negozio, palazzo, animale (gatti, qualche cane, le splendide cicogne col nido all&#8217;ingresso delle tombe) che incontro ha qualcosa da dirmi. Pochi turisti si aggirano per la medina, tutti carini e a loro modo eleganti, silenziosi, i pi\u00f9 caciaroni siamo noi. I marocchini, e soprattutto le marocchine, sono altrettanto belli, sia che portino abiti tradizionali come la jallabija o il burqa che ci fa tanto discutere in Italia, sia che ostentino abiti alla moda come si trovano nelle nostre boutique.<br \/>\nPer pranzo cedo alla tentazione di mangiare col gruppo (non ho mai pranzato tranne per qualche patatina presa al volo) in un bel baracchino sulla piazza, frequentato anche da uomini d&#8217;affari in giacca e cravatta, che ci nutre con la cifra pazzesca di 25 DH a persona, meno di 3 euro per un ottimo piatto di carne alla brace con patatine fritte. Liberitutti!! il pomeriggio \u00e8 ognuno per s\u00e9 con due appuntamenti, alle 20 per un giro della citt\u00e0 a bordo del pulmino, alle 21 per andare a cena nella  <strong>Ville Nouvelle <\/strong>. Disegno sulla cartina dei raggi che si dipanano da piazza  <strong>Jemaa el Fnaa<\/strong>  in cerca di ispirazione, per osservare la gente e scattare qualche foto mentre passeggio senza meta, come per passare il tempo, e basta. Sono davvero felice di essere qui ora, di avere bei pensieri sul mio futuro contrapposti alle nubi scure che mi sovrastavano fino a poche settimane fa. Tutto \u00e8 bello e luminoso, qui e ora: caldo ma non troppo, rumoroso ma ordinato, esotico ma occidentale.<br \/>\nHo un d\u00e9j\u00e0 vu pazzesco proprio su questa piazza che mi riporta a  <strong>Patan in Nepal <\/strong>, in quella splendida capitale di un regno di cui oggi ammiriamo i palazzi e i templi di  <strong>Durbar Square<\/strong>  con i loro colori pastello, e all&#8217;orizzonte gli Ottomila imbiancati di neve. Jemaa el Fnaa ha sullo sfondo  <strong>l&#8217;Atlante imbiancato di neve<\/strong> , splendido, unico. Sentimenti contrastanti, felicit\u00e0, pensieri, desiderio di fermare il tempo, testa nelle nuvole. No, oggi qui, domani Italia. Squilla il cellulare e torno alla realt\u00e0, \u00e8 una telefonata \u201cdi lavoro\u201d che esige attenzione e dedizione. In un internet point mi metto in fila per scansionare e spedire in Italia dei documenti, gioco con due bimbi tali e quali (si fa per dire) ai miei adorati nipotini: lei cinque anni, lui tre; lei tranquilla, lui scatenato. I genitori mi raccontano che stanno in giro 10 giorni tra citt\u00e0 e mare, sono algerini pi\u00f9 svegli di me, mi descrivono il loro Paese come un eden di pace e paesaggi incontaminati, come se avessi bisogno di altri stimoli per metterlo nella mia lista. Consegno il mio biglietto da visita e lei carinamente mi chiede se ho un account Facebook, certo, le rispondo, cercami con l&#8217;indirizzo email. Dopo la famiglia algerina arrivano V&amp;C, una coppia carinissima che sta, diciamo cos\u00ec, sul Lago Maggiore. Giovani pensionati, da ben nove anni caricano il camper sulla nave a Genova all&#8217;inizio dell&#8217;inverno, scendono qui e vedono ogni anno un pezzetto di Marocco. Dopo tre mesi tornano in Italia e via, la stagione fredda \u00e8 passata, che invidia!<br \/>\nTendo l&#8217;orecchio, c&#8217;\u00e8  <strong>Manu Chao<\/strong>  in sottofondo che canta  <strong>Clandestino<\/strong>  e le canzoni di quegli anni Novanta, passati, lontani, con tanti riferimenti ai luoghi dove mi trovo ora, che potrebbe essere un segno del destino, a volerlo ascoltare. Se penso alle volte che non ho ascoltato questi segni mi rendo conto di avere perso del tempo, meglio cambiare pensieri, meglio mandare l&#8217;email di lavoro in Italia, tornare al riad e andare dal parrucchiere.<br \/>\nFa buio presto e viene freddo, ci sono solo io nel salone al primo piano mentre al piano terra del medesimo centro benessere tre compagne di viaggio si stanno rilassando tra  <strong>hammam e massaggi<\/strong> . Il  <strong>muezzin<\/strong>  chiama alla preghiera un&#8217;ora dopo il tramonto, \u00e8 l&#8217;ultima preghiera per oggi e viene dalla moschea accanto a noi, lo sento forse per la prima volta in questo viaggio, non ci ho ancora fatto caso e se non l&#8217;ho sentito all&#8217;alba significa che dormivo, buon segno. Che bella testina mi fa la parrucchiera, peccato non sia loquace perch\u00e9 di solito cerco di parlarci, ci ho provato anche in Cina e in Mongolia che erano obiettivamente posti meno dialogabili!<br \/>\nPago, corro all&#8217;appuntamento col gruppo e usciamo insieme per l&#8217;ultima cena, destinazione sconosciuta: un lounge bar dove mangiare e ballare nella citt\u00e0 nuova. I partecipanti che hanno sempre brontolato per la monotonia della cucina marocchina non sanno che pi\u00f9 o meno si mangiano sempre le stesse cose in qualsiasi location, pi\u00f9 o meno elegante, cercano una botta di vita ed evidentemente hanno gi\u00e0 esaurito il fascino della Medina della bellissima Marrakech. Assecondiamoli: l&#8217;autista Mahdi dovrebbe sapere tutto, ci porta a un ristorantino elegante e, mi assicura, con un ottimo rapporto qualit\u00e0 \/ prezzo. Peccato che alle 21 sia gi\u00e0 vuoto e per nulla invogliante, allora era meglio restare a un baracchino sulla piazza. Ok spostiamoci, qui vicino dovrebbe esserci il viale della  <strong>\u201cmovida marrakshiya\u201d<\/strong> . Presto fatto, la scritta Lounge Bar campeggia all&#8217;ingresso di un locale, sorvegliato da un grosso buttafuori in giacca e cravatta, surreale. Scendo con tre partecipanti (i pi\u00f9 scalpitanti ovviamente) a vedere la location e il menu, dentro l&#8217;arredamento e i tavoli con tovaglie bianche contrastano con le luci soffuse e un megaschermo che trasmette una partita, c&#8217;\u00e8 l&#8217;odore indefinito dei locali di Milano dove ti abbuffi per l&#8217;happy hour ma esci con il fegato devastato dal mangiare e dal bere. Descrivo gli avventori: tre uomini mangiano distrattamente e si guardano intorno, un paio di ragazze poco vestite siedono di fronte al banco, una signora ci viene incontro, ammicca con lo sguardo e sa che sta per riempire il locale con 14 italiani alla loro ultima serata marocchina. Mi sorride ed \u00e8 gi\u00e0 un po&#8217; viscida ma faccio finta di niente, ci porge il menu che ovviamente \u00e8 caro ma l&#8217;avevamo preventivato, la cassa comune ce lo consente. Potremmo scegliere di cenare al primo piano a un lungo tavolo con divanetti, o al piano terra unendo dei tavoli normali. Negoziamo il solito menu, zuppa e couscous o tajine, e musica dopo cena; la musica dal vivo di solito \u00e8 nei fine settimana ma ci faranno ballare. Ringraziamo e usciamo contenti per comunicare la nostra proposta al gruppo che ci ha aspettato nel pulmino osservando la fauna che c&#8217;\u00e8 in giro. Siete sicuri di voler cenare qui? Quando entriamo tutti insieme ci apriamo gli occhi, me compresa, siamo finiti in un bordello o nella succursale di un luogo d&#8217;incontro, uno di quei posti squallidi di periferia camuffati da discoteche e simili, che a Milano pullulano intorno alla stazione e che ho sempre evitato come la peste. Restiamo, cambiamo, torniamo al centro? Dopo una discussione accesa decidiamo di rimanere, ma per tutta la serata assistiamo a un andirivieni di personaggi degni di un B movie anni 90 con scenette che racconter\u00f2 volentieri a voce ma ometto di riportare qui, per fortuna dopo cena balliamo un poco davvero e addirittura  <strong>fumiamo il narghil\u00e8<\/strong> . Che bel viaggio, che bel gruppo!<br \/>\nA mezzanotte come Cenerentola rientriamo al riad, abbiamo tempo per salutarci perch\u00e9 all&#8217;una sei partecipanti prendono un piccolo pulmino per Casablanca (hanno l&#8217;aereo per Milano alle 7) mentre io e i sette \u201cromani\u201d dormiamo ben 3h, dalle 2 alle 5, e prendiamo un altro pulmino (abbiamo l&#8217;aereo alle 11).<br \/>\nDevo proprio raccontare la fine del viaggio? Che tristi i saluti, vanno bene sia i trasferimenti sia il volo, i bagagli che arrivano e noi che ci separiamo, una settimana dall&#8217;altro capo del Mediterraneo \u00e8 volata e abbiamo gi\u00e0 voglia di ripartire, lo so, lo sappiamo, ma ci sentiremo e ci vedremo presto da qualche parte, inshalla.<br \/>\nGrazie ai miei 13 favolosi compagni di viaggio, che stavolta pi\u00f9 diversi non si pu\u00f2 ma che, messi insieme, dai singoli elementi hanno fatto scaturire una miscela colorita e gustosa, come il migliore couscous. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>8 gennaio 2013 Torno a Marrakech dopo 16 anni, anche per tornare dal parrucchiere, come nel giugno del 1997 quando durante il mio soggiorno al villaggio Valtur avevo sentito il bisogno di mettermi la testa a posto per la serata di gala . 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