Diario giornaliero del mio viaggio in solitaria in Perù: ottavo giorno
Questo è un racconto emozionale, senza nessun intento di guidare nella visita della città, il cui compito lascio alle guide.


Il 12 novembre è una bella domenica di sole per me, che trascorro vedendo il più possibile di Cusco tra le classiche mete turistiche e altre cose, che proprio turistiche non sono. In città me la prendo comoda scrivo sul diario, è proprio così. Niente musei, nessuna uscita fuori dal perimetro del centro. Hotel Panorama, nomen omen, ha una vista superlativa sulla città vecchia. Viva El Peru è la grande scritta impressa sulla collina di fronte. Il personale prepara una ricca colazione e mi coccola con utili spiegazioni su dove andare.

Sarà la mia prima e unica colazione a Cusco, pur dormendo qui tre notti le prossime due mi alzerò prima dell’alba. Oggi sarà un saliscendi di vedute e soprattutto di emozioni. Ho in testa un itinerario di massima, in mano una vecchia guida Lonely Planet e tanta curiosità. Oggi sul mio cammino non trovo nuovi amici ma… vecchi amici, in un incrocio casuale come tante casualità del mio piccolo grande viaggio in Perù.
Domenica è giorno di messa, nelle chiese gremite i fedeli si mescolano in silenzio ai visitatori. Prima di entrare in chiesa attraverso in discesa il mio quartiere, vedo botteghe sgarrupate, case vecchie, poche persone e pochissimi turisti. A San Pedro vedo la chiesa a destra con le persone fuori, credo che attendano l’ora della messa o una cerimonia. Il mercato è a sinistra, una struttura nuova, moderna, adeguata agli standard igienici ma piena di fascino. Entro, al centro ci sono cibi e bevande, alle pareti laterali vestiti e prodotti artigianali. Una cosa insomma sia per gli abitanti che per i turisti come me. Mi arriva un effluvio di cibo delizioso e per qualche strano motivo non mi fermo ad assaggiare nulla. Un ceviche a metà mattina forse è troppo? Non lo sapremo mai, pazienza perché al ritorno faccio un altro giro. Non faccio quasi una foto. Fuori mi imbatto nelle bancarelle piene di altri colori e profumi, i venditori con i lineamenti andini passano tutto il giorno in attesa degli avventori. Che vitaccia. E che fatica per me che ho già il fiato corto, appena imbocco la salita a destra per la piazza e il quartiere di Santiago. Salgo dritta poi vado a destra dove mi aspetta una visita non turistica: il cimitero.

Cementerio de la Almudena


Una delle cose che cerco in viaggio è la visita al cimitero: mi mette sempre in pace, e questo non è da meno. Nome completo. Museo Cementerio Patrionial de la Almudena – Cusco. Annunciato da un ampio piazzale con parcheggio, a sinistra dei murales colorati, a destra le bancarelle dei fiori, la Almudena è un grande cimitero monumentale affollato dai visitatori della domenica. Edifici diversi servono come luogo di culto (la chiesa) e di pubblico sostegno.
Il cimitero mi coglie impreparata e ho un colpo al cuore, npn riesco ad essere razionale, è tutto così commovente! Cerco di orientarmi con la cartina all’ingresso, il cartello con le indicazioni. Costruzione iniziata nel 1846, riunisce tradizione e cultura nei suoi padiglioni, mausolei e tombe. Custodisce le spoglie di persone comuni e famosi personaggi: medici, scienziati, sindaci, scrittori eccetera. Le sue sezioni hanno nomi altisonanti che richiamano, fra le altre cose alla Bibbia.
Osservo in silenzio i vivi, cerco di capire qualcosa sui morti leggendo le iscrizioni sulle tombe, oltre ai nomi dei defunti. Le persone che si incontrano passano un attimo insieme poi ognuno va dai suoi morti. Per arrivare alle sepolture più in alto salgono su delle scale a pioli altissime. Le tombe delle famiglie benestanti (latinos, andinos) sono decorate con dediche toccanti, sculture in pietra e metallo. Le date e le foto lasciano immaginare l’età del decesso. Fiori e cibi sono collocati nei loculi in teche di vetro, chiuse da un lucchetto. Ho trovato persino la statuetta del gatto cinese che fa ciao con la zampa.
Inizia a piovere ma non mi fermo, l’aria si fa cupa, i colori volgono al grigio e a toni più scuri. Metto e tolgo la giacca, caldo e freddo, macchina fotografica da proteggere. Zero turisti tranne me.

Dopo un’ora esco dal cimitero e passo in chiesa, la prima di diverse chiese che visito oggi, domenica 12 novembre, per visitarle ci mancherebbe, e pure per soddisfare il mio desiderio di spiritualità. Un cane di media taglia sta seduto tranquillo su un banchetto, bambini e adulti entrano ed escono. H 10 battesimo con 15 bambini. H 12 comunione. I cartelli scandiscono il programma del giorno. Il commercio è fuori: bibbie, ghirlande di fiori, cuori colorati con le scritte dedicate: Bautizo, Comunion.

A piedi verso il centro di Cusco

Esco dalla chiesa e prendo a sinistra, la via diretta per il centro. Sono stanca, sudata, spossata, e ho ancora tantissime cose da vedere. Percorro strade acciottolate con al centro i canali di scolo, stretti marciapiedi. Case vecchie e negozi moderni, spazzatura, ristorantini poco invitanti si alternano a hotel quasi di lusso. Ma gli standard sono diversi dai nostri. Passo sul cavalcavia dove c’è un’ampia avenida al di sotto, poi i binari di un treno che ora non passa, ma lo sento quando sono in hotel. Ripasso da San Pedro e da qui in poi, fino alla piazza, è tutto dritto con una sequenza impressionante di chiese e piazze. Domenica c’è la messa e posso vederle all’interno, senza pagare il biglietto. Mi siedo con gli altri fedeli, mi guardo intorno e riposo. Se non mi accettano indicano l’uscita ed esco.
Tra una chiesa e l’altra passo tra i portici antichi, ora vedo tante auto sulle strade e tanta gente ma non è tutto oro. La stazione dei bus ieri era tutt’altro che affollata. Il turismo è la base dell’economia di Cusco, sicuramente il Covid ha danneggiato le attività. Da tre anni è così e ancora non si sono sollevati. Ci mancava solo, alla fine del 2022, il tentato golpe. Mi dicono tutti che c’è meno gente del solito. Molti hotel sono chiusi, altri sono vuoti o quasi. Non intendono investire soldi, se non sono sicuri del ritorno.

Le chiese di Cusco

  • Cattedrale
  • Chiesa della Compagnia di Gesù
  • Monastero di Santa Catalina
  • Chiesa di Santo Domingo
  • Chiese di San Francisco e Santa Clara

La cattedrale non può mancare in una visita seppur superficiale della città, e ce ne sono tante altre. Oltre a questa vedo in ordine:

  • Santa Clara,
  • l’arco,
  • San Francisco,
  • la Virgen del Carmen.

Quest’ultima mi piace molto anche se è proprio barocca! Decorazioni, statue in legno dorato, rappresentazioni di santi e madonne. Il presepe coi re magi e sopra la famiglia di Maria con Sant’Anna e San Gioacchimo. La Sagrada Familia. Virgen del Carmen assolutamente da vedere.
San Francisco è assai bella da vedere fuori, di fronte ha un parco con piante e fiori, busti di vari personaggi tra cui Simon Bolivar. Dal lato della chiesa ci sono venditori ambulanti con i loro banchetti, un signore canta e suona dal mattino alla sera. Giuro che col buio era ancora là. E attraverso l’ultima via con i portici sono in…

Plaza de Armas

Nella sua maestosa bellezza, Plaza de Armas è oggi un inno alla storia e alla memoria di un popolo che ha tanto sofferto la colonizzazione a opera degli Spagnoli. Il centro della città in epoca Inca, vede sventolare le due bandiere in ricordo proprio delle sue due identità, antica e moderna. Bianca e rossa la bandiera del Perù. Arcobaleno la bandiera Inca.
Plaza de Armas ha al centro un ampio spazio verde, affollato e purtroppo riempito da una fiera del libro. Bella ma poco godibile. FIL – Feria Internacional de Libros. Sedere sui gradini è permesso, quando mi siedo sbocconcello gli snack che ho portato con me. Immensa, cinta da portici su tre lati (come la Plaza de Armas di Arequipa), mi spinge a insani confronti con altre città con tanta storia alle spalle e un presente sostanzialmente turistico, come la mia bella Venezia.
Osservo le insegne dei negozi di Plaza de Armas, ok ci sono i tessuti locali, abiti e artigianato, bar e ristoranti, sushi e cibo lontano dai prodotti peruani. E poi ci sono KFC e Mc Donald’s, North Sails, vetrine che non hanno nulla a che vedere con il luogo. Scansiono i marchi, un concentrato di capitalismo da cui mi dissocio, poi cedo…

Starbucks Coffee

In fondo in fondo sono incoerente, speravo di trovarlo qui e quando vedo la medusa verde, all’angolo con Calle Loreto, nello stabile di un hotel, entro proprio in una di queste catene, Starbucks Coffee, per bere il caffè più scontato, e certamente non il più buono. Amen. Sono le ore 13, sono stanchissima e ho male da capo a piedi. Siedo a un tavolino con vista cattedrale, chissà quanto costano questi locali alle catene! In attesa del mio caffè americano faccio foto. Che impressione gli alberi e arredi di natale, che comodo il wifi, che buono il caffè. Che belle le tazze in vendita, e pure la mia tazza scozzese di plastica con il mio nome, me la porto a casa (ce l’ho ancora in camera). Non trovo la cannella da spolverare né le palette di legno. Il caffè americano è enorme, faccio fatica a finirlo poi vado in bagno ed esco.

Starbucks Coffee è un marchio rassicurante e una calamita per me, sin dalla fine degli anni Novanta, quando avvenne il mio primo ingresso negli USA, fortuito e rocambolesco, che non ho mai raccontato perbene perché è una lunga storia. Ne conosco la storia e ne seguo le vicende, da Seattle al resto del mondo, pregi e difetti che accetto e che mi permettono di entrare in negozio e sapere quasi sempre cosa voglio. Come oggi a Cusco.

Rientro in hotel

Attraversando Plaza de Ramas a ritroso, per tornare in hotel, sento parlare italiano, mi rivolgo a queste voci e… sorpresa! Maurizio e i suoi amici sono qui pure loro, ci salutiamo ma di corsa, peccato. Ora ci scriviamo sui social, Maurizio è una bella persona e sta qui vicino, a Treviso. Per tutto il viaggio, inclusi questi quattro, ho incontrato in tutto solo 12 italiani. Gli altri sono una coppia piemontese ad Arequipa, alla casa di Mario Vargas Llosa. Qui una famiglia di quattro persone. E una coppia il giorno dopo a Machu Picchu. Gli altri turisti europei vengono da Francia e Spagna (tanti), sudamericani, statunitensi, russi e cinesi (pochi).
Le vie che salgono da Plaza de Armas hanno i nomi delle corporazioni e degli artigiani. Plateros. Espaderos eccetera. Lascio da parte Avenida do Sol, l’arteria commerciale dove si trovano i palazzi moderni, gli uffici Perurail – Incarail e dove partono i bus per la Valle Sagrada. Fuori dal vero e proprio centro cittadino vi sono meno attività e meno persone. Arcopata è la via che mi avvicina a hotel Panorama. Ci metto mezz’ora a salire per il fiato corto, la scalinata finale mi ammazza, quando poi scenderò di nuovo per cena mi bastano 15 minuti.
Trovo chiusa la porta dell’albergo ma per fortuna mi sentono da sopra e aprono (il wifi da fuori non funziona). Devo espletare le ultime pratiche (biglietti siti, check in e carte di imbarco). Il fratello di Uriel mi raggiunge per regolare i biglietti di domani, il Grande Giorno si avvicina. Mi distendo a letto a riposare mentre fuori piove, che fortuna!

Cusco by night

Davvero basta un quarto d’ora per scendere a Plaza de Armas! Cusco all’imbrunire si trasforma, le chiese non sono illuminate ma non sono meno belle. Attraverso quello che la guida Lonely Planet definisce il quartiere bohémien di Cusco, sarà, più che altro è una sequenza di negozi, incastonati tra i palazzi storici, ma le antiche imponenti mura sono preziose. Mi manca il sito inca qui sopra, il biglietto costa l’equivalente di 30 euro, non ce la faccio proprio e non è per i soldi. Peccato! Scendo con un po’ di delusione, rivedo le chiese e le piazze di stamattina. A San Francisco ancora si canta e si suona, l’energia della gente è incredibile.
Da Calle Merced dovrei tornare a San Pedro, spero di poter rientrare al mercato ma… dentro è chiuso e fuori restano gli irriducibili ambulanti. I ristoranti carini e cari non mi fanno voglia, poi inizia una sequenza di posti molto bui, locali che – non me ne vogliano – sono ancora meno invitanti. Salgo e scendo prima verso il cavalcavia con i binari del treno, poi finalmente a Merced trovo pane per i miei denti. Un ristorantino su due piani, sopra c’è tutto per me un tavolino con balconata sulla calle.

La mia cena: pisco sour, trota al forno su un letto di riso e verdure. Ottimi! Faccio foto mentre leggo la guida e scrivo il diario, poi vedo una coppia di ecuadoriani che è salita e aspetta a un tavolino all’interno, mi offro di scambiarci il tavolo, ovviamente accettano e ringraziano. Stavolta non è proprio il caso di faticare e un bel taxi mi porta su per l’ultima volta in hotel. Il taxi di oggi costa solo 7 soles. Costano pochissimo i mezzi pubblici, a San Pedro passa il bus per l’aeroporto, costa solo un sol ma è in servizio H 5 – 22 non mi va bene. Che giornata! E domani si va a Machu Picchu. Buenas noches.

Ho potuto intraprendere questo viaggio grazie a un biglietto aereo Air Europa vinto nel novembre 2022.

L’assicurazione viaggio è stata offerta da Heymondo.

Se questo diario di viaggio ti è piaciuto fra poche settimane pubblicherò la giornata successiva. Cerca con la lente il Perù per tutti i post pubblicati.

Se invece vuoi sapere le informazioni pratiche di viaggio leggi qua https://www.gamberetta.it/it/2023/11/26/cosa-vedere-in-peru-in-dieci-giorni/

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