Davit_Gareja

Viaggiare da soli è un modo bellissimo e autentico per avvicinarsi alla realtà di un paese, anche sconosciuto, ed entrare in contatto con la popolazione locale, i suoi usi e costumi, le sue bellezze e magari pure i difetti. Una donna che viaggia sola deve solo stare attenta, ma poco più di quanto farebbe nelle città italiane. In cambio riceverà affetto e consigli dalle persone incontrate, mutuo aiuto e tanti sorrisi. Vale anche per la mia esperienza di viaggio in Georgia nel 2019, da questo punto di vista era un paese sicuro da visitare in libertà, scegliendo i mezzi pubblici per spostarsi come ho fatto io nel giugno 2019. Vi ho trascorso una bellissima settimana, in viaggio fra la capitale Tbilisi e mete vicine, da raggiungere con i mezzi pubblici.

Al mio rientro in Italia però, il giorno dopo con puntualità inquietante, ci sono stati disordini e scontri nel centro città, a pochi metri da dove dormivo. A conferma – e lo scrivo con il dolore nell’anima – che le nostre esperienze di viaggio sono quelle che sono, vanno a fortuna più spesso di quanto si pensi. Anche dopo, come le cronache internazionali ci hanno mostrato, il paese ha dovuto affrontare scontri sociali ed elezioni dai risultati dubbi. Pare che dalla Russia arrivino ingerenze sempre più pressanti, Mosca ha una visione tutta sua della geografia e vuole riscrivere la storia. Glie lo permetteranno? Io sono per la libertà e la democrazia sempre, mi rendo conto che questo sia un cammino che non è ancora terminato alcuni paesi, fra i quali proprio le repubbliche del Caucaso quindi assieme alla Georgia pure Armenia e Azerbaijan. Vorrei vedere proprio questi paesi, e quando lo farò dovrà essere in sicurezza. Fine della predica torniamo a parlare del mio viaggio.

In Georgia ho fatto base nella capitale Tbilisi e ho compiuto solo tre piccole escursioni nelle zone limitrofe, senza allontanarmi troppo perché avevo solo una settimana di tempo a disposizione.

Ovviamente ho ancora tantissime cose da vedere, oltre a questo:

  • le cantine del Kakheti a est, viaggio in marshrutka,
  • i monasteri al confine azero, viaggio in bus privato,
  • Gori la città natale di Stalin, viaggio in treno.

Delle cantine ho già parlato, visitare il Kakheti era da anni nei miei sogni di viaggiatrice amante dei vini. Avere soddisfatto questo desiderio in modo spartano, viaggiando sui mezzi pubblici, mi ha resa felice.

ESCURSIONE DA TBILISI A DAVIT GAREJA, AL CONFINE CON L’AZERBAIJAN

Il complesso di monasteri ortodossi di Davit Gareja si trova a meno di 100 km a sud est di Tbilisi, presso il confine azero. Il sito è stato abitato sin dalla preistoria, come testimoniano i rinvenimenti archeologici risalwnti alle età del Bronzo e del Ferro. Davit Gareja è nella “Tentative list” dei patrimoni dell’umanità UNESCO. Assieme al fascino di un luogo misterioso in un paesaggio arido, quasi lunare, a Davit Gareja si respira l’aria di frontiera. C’è sempre qualche tensione purtroppo, tanto che una parte del sito non era visitabile ai miei tempi.

Davit Gareja è un insieme di chiese costruite in legno, pietra e mattoni, in parte scavate nella roccia. La loro fondazione risale a ben 1500 anni fa quando il cristianesimo fu introdotto nel paese. Alcune chiese sono affrescate e disposte su più livelli. Protette da alte mura, ospitano migliaia di cellette dei monaci, piccole cappelle, depositi per le derrate alimentari. Udabno è il monastero più famoso e meglio conservato, ritengo che sia stato restaurato di recente, un lavoro fatto molto bene a mio avviso senza stravolgerne la struttura.

Negli spazi aperti, dentro e fuori il monastero, si spande il profumo delle erbe aromatiche: camomilla, finocchio, salvia. Camminando attorno al complesso su sentieri scoscesi e scalini scavati fra le rocce, bisogna fare attenzione a non oltrepassare il confine presidiato dai militari azeri. Il paesaggio è aspro e affascinante, a giugno fa molto caldo ma l’aria è secca e spira vento.

Ho viaggiato su un pulmino privato in collaborazione con la compagnia Gareji Line che nel 2019 faceva questa e altre escursioni giornaliere; dalla pandemia purtroppo non si è risollevata e ha dovuto chiudere i battenti. Ho fatto una bella gita con loro, ci siamo trovati nel cuore della città: in piazza Pushkin sotto la statua di Pushkin, assieme ad altri turisti di varia provenienza. Con alcuni di loro ho trascorso la serata, al rientro nella capitale.

Ci vuole un paio d’ore per arrivare a Davit Gareja, attraversando campagne coltivate con molti animali al pascolo. Piccoli specchi d’acqua riflettono il blu del cielo che, nelle ore più calde della giornata, si copre di nuvolette bianche. Qui mi sono sentita in Asia mentre Tbilisi ha tanti aspetti che la rendono una città europea. Al ritorno abbiamo fatto una sosta provvidenziale per pranzare in un ristorantino perso nella campagna georgiana.

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14 06 19 Le prime immagini prese a caldo (letteralmente) dal sito di Davit Gareja al confine sud orientale della Georgia. E la strada per arrivarci. Per dire una parte delle chiese e delle grotte stanno in Azerbaijan. Monasteri con 1500 anni di storia che hanno visto passare Mongoli Turchi Persiani sovietici qualcun altro. Ma sono ancora in piedi qui. Grazie alle amiche di Milano che mi hanno consigliato questa escursione nel Kakheti (sempre la regione vinicola) ma abbastanza in mezzo al nulla. Quindi andateci in taxi oppure prendete un bus privato come ho fatto io stamattina da piazza Pushkin.

ESCURSIONE DA TBILISI A GORI, CITTA’ NATALE DI STALIN

Gori si trova a poche decine di chilometri a nord di Tbilisi, è una moderna cittadina di 40.000 abitanti. Andarci in treno era un altro obiettivo del mio viaggio in Georgia: nella mia immaginazione la stazione dei treni di Tbilisi doveva essere un vecchio edificio in stile, da fotografare prima di partire. Invece è un palazzo cupo e squadrato, moderno fuori, incasinato dentro: niente foto. Con efficienza postsovietica ho fatto il biglietto e sono subito salita a bordo del treno per Gori, in ricerca della storia recente della Georgia sulle tracce di Josif Vissarionovic Zugashvili detto Stalin.

Le memorie staliniane permeano Gori ma anche a destinazione non ho provato particolari emozioni. Uscita dall’edificio della stazione mi sono incamminata a passo svelto verso il centro. Palazzoni grigi su viali squadrati facevano vedere da lontano la mia destinazione, il grande edificio del museo con dentro un piccolo edificio in legno e mattoni: è la casa natale di Stalin.

Quanta propaganda si mescola qui con la storia! Stalin fu un eroe o è stato un dittatore sanguinario? Tutto Stalin è raccontato fino alle pareti, piene zeppe di oggetti e suppellettili, statue e busti, documenti cartacei e fotografie, falci e martelli. Scritte e didascalie in georgiano e russo, ho capito molti nomi ma certo non tutto ciò che era scritto. In italiano ci sono i doni con tanto di dedica. Al centro il mausoleo ne conserva il corpo. Fuori il treno verde è vegliato da personale in divisa dai lineamenti cinesi.

Ho dedicato tutta la mattina a questa visita e non ho visto nient’altro di Gori, peccato perché le sue radici affondano in una storia millenaria. La fortezza di Gori domina la città da una collina. Nei secoli Gori è stata sotto i Persiani, i Romani, poi Arabi e Georgiani e infine nell’impero sovietico fino al suo dissolvimento.

Alla fine della visita mi sono spinta oltre, per un simpatico fuori programma permesso dai social che mi ha fatto conoscere una gran persona oltre i social. Daniele Ventola è partito ad aprile da Venezia per andare a piedi in Cina, sulle orme di Marco Polo e degli esploratori del passato. Era pure lui in Georgia in giugno e ci siamo trovati in un posto per nulla turistico, un paese in mezzo al nulla che ho raggiunto sulla marshrutka prima di tornare a Tbilisi. Per due ore abbiamo chiacchierato delle cose più profonde della vita, come fossimo vecchi amici, davanti a un caffè fumante. Che per un napoletano DOC come Daniele dev’essere stato traumatizzante ma non me lo ha fatto pesare. Che bell’incontro! Se volete vi dico com’è finito il suo viaggio verso est.

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18 06 19 Democrazia Vs dittatura. Libertà Vs cosa? Ho visitato il museo Stalin a Gori con curiosità e cercando di capire dai cimeli esposti qualcosa di più o di diverso dai contenuti dei libri di storia. Inclusa la sua casa natale. Che fatica però, un senso di oppressione mi ha colto all’entrata e non mi ha più abbandonata, quindi dopo un’ora di visita e attenta lettura delle didascalie (quelle leggibili perché spesso si limitano al georgiano e al russo) sono uscita a respirare aria fresca. L’allestimento attuale risale al 1979 diceva una guida che ho origliato, quindi ancora al periodo sovietico. E si vede. Un museo da vedere comunque, prima di leggere ancora un po’ cosa è stata l’unione sovietica nei suoi 70 anni di esistenza.

COSA NON HO FATTO

Ho lasciato indietro molti siti non lontani da Tbilisi nel 2019, che mi riservo per il prossimo viaggio in Georgia. Mi vengono in mente le antiche città di Mtsketa e Uplistsike, ma soprattutto penso alla valle del Pankisi, interessante per gli scenari naturali incontaminati e per la presenza di comunità cecene. Questo popolo fiero è rimasto isolato e discriminato dal governo centrale, ufficialmente per motivi religiosi ma non solo. Proprio da qui ricomincerò.

Una cosa è certa: quando tornerò nel Caucaso farò l’assicurazione viaggio prima di partire https://heymondo.it/assicurazione-viaggio/

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