Camminare e andare in bicicletta sono le attività principali per chi ama stare all’aria aperta e non costano nulla. In primavera tutti noi vogliamo uscire più spesso, appena le giornate si allungano e le temperature si alzano un poco. Ho scoperto un pezzetto del Delta del Po in bici e in barca, sabato scorso 21 marzo.

Questo è un racconto di viaggio, non una guida. Studiate le mappe online e cartacee, fatevi guidare dai professionisti che conoscono i luoghi e la loro storia. Spero di invogliare nuovi visitatori a venire qui, nel vero Delta del Po come dicono i locals. Perché è così grande il delta da avere tante facce, ognuna con le sue peculiarità. Un po’ è Veneto e un po’ Emilia, più a nord e più a sud. Terre e acque, dolci e salate.

Dove siamo

Il Delta del Po è la vasta area pianeggiante dove il Grande Fiume si getta nel Mare Adriatico, dopo un percorso che attraversa il nord Italia per 652 chilometri. Negli altri continenti ci sono fiumi lunghi migliaia di chilometri! Il Delta del Po è un ambiente speciale: l’unico delta presente in Italia con uno sbocco sul mare senza sbarramenti. Ora è protetto, almeno in parte, il Delta del Po Riserva della biosfera MAB UNESCO è stata istituita per questo nel 2015. Dalle motivazioni UNESCO:

L’attuale assetto del Delta del Po, con il più lungo tratto di litorale sabbioso non antropizzato d’Italia, è il prodotto dell’azione del fiume, che nel corso dei secoli ha progressivamente sedimentato i propri depositi alluvionali presso la foce, determinando il progressivo avanzamento della linea di costa.

La mano dell’uomo da secoli plasma il corso del fiume, per necessità o per opportunità. I Veneziani per gestirne le acque hanno iniziato a chiuderne i rami. Oggi questi rami sono sette (dal sito ARPAV):

  • Po di Levante,
  • Po di Maistra,
  • Po di Pila, con le bocche di Scirocco e Tramontana,
  • Po di Tolle,
  • Po di Gnocca,
  • Po di Goro.

L’agricoltura sfrutta la terra fertile, che è stata lungamente gestita da pochi proprietari terrieri. I ricchi latifondisti nel secondo dopoguerra hanno ceduto i possedimenti, suddivisi in tante piccole proprietà contadine. I braccianti agricoli sono diventati piccoli proprietari terrieri con pochi ettari di terra da coltivare. Una bella storia costellata da fatiche e drammi, come le alluvioni grandi e piccole, e il dissesto idrogeologico. La subsidenza è legata all’estrazione del metano, che si trova sotto di noi e sotto il mare, davanti a noi.

Oggi la coscienza ambientale è un valore solido e la biodiversità è tutelata. La presenza dell’uomo è più discreta e lascia spazio ad affascinanti scenari naturali che hanno ispirato fotografi e registi neorealisti, come Rossellini e Visconti, per i loro film. Rimangono alcuni “orrori” del passato che causano un inquinamento difficile da eliminare. Ma oggi preferisco parlare della bellezza del Po: i paesaggi tra acqua e terra si svelano perfettamente a passo lento: a piedi, in bici… e in barca! Ogni volta che vengo qui mi sembra di andare chissà dove, anche se siamo solo a un centinaio di chilometri di distanza da Venezia. E pur avendo la laguna di Venezia vicino a casa qui è totalmente diverso, per questo mi piace il Delta del Po.

Porto Tolle

Con i suoi 8.000 abitanti circa Porto Tolle (RO) è un comune sparso, si trova sul livello del mare e pure sotto! I tre comuni confinanti sono: Ariano Polesine, Porto Viro, Taglio di Po. Porto Tolle comprende molte frazioni e località che identificano isole e spiagge. Ne abbiamo viste alcune andando in bici e in barca sabato scorso, il 21 marzo.

Evento Fuori Fiera Bike & Boat Tour

In vista della Fiera del Cicloturismo di Padova (27 – 29 marzo 2026) sabato scorso 21 marzo si è svolto Fuori Fiera Bike & Boat Tour, evento di promozione che ha coinvolto diverse aziende attive sul territorio. La nostra base: la guesthouse Lanterna del Delta “amica delle bici” gestita da Vanessa e Damiano. Si trova in località Polesine Camerini, ha sei camere ed è stata il punto di ritrovo per quasi 100 persone arrivate qui dal Veneto, Emilia e Lombardia.

Siamo andati in giro in bici (con E-bike Delta del Po) e in barca (con Marino Cacciatori) per un totale di sei ore di escursione. Ritornati al punto di partenza, alla Lanterna del Delta infine sono continuati gli assaggi di specialità locali e i contatti con i produttori, per esempio di riso del Delta e miele. Ci hanno divisi in due gruppi, ho preso la bicicletta muscolare, quindi senza pedalata assistita e senza cambio. Ho fatto più fatica degli altri e, pur non essendoci molti saliscendi, invece dei circa 35 km previsti mi sono fatta uno sconto.

Il gentilissimo Manuel Crepaldi di E-bike Delta mi ha preso a bordo del suo furgone e scarrozzato fino all’imbarcadero per la navigazione, e pure al ritorno alla guesthouse. Abbiamo parlato della bellezza di questi luoghi e spero che potremo collaborare prossimamente per qualche gita in bicicletta con i miei amici viaggiatori. Grazie Manuel!

In bici da Porto Tolle alla Sacca degli Scardovari

Se vi piace la pianura padana e la piatta campagna venite subito qui. I lavori nei campi sono iniziati. A fine marzo le gemme verde chiaro degli alberi e le coltivazioni di cereali, con il loro verde più scuro, si alternano a frutteti ancora spogli, terra da dissodare, fiorellini nei prati. Evviva la primavera! Pedalare sull’argine è facile e divertente, i mezzi a motore sono quasi assenti e si apprezza l’aria frizzantina.

Ascoltiamo la nostra guida competente e appassionata che ci racconta tutto. Flora e fauna, opere della natura e dell’uomo. Ponti, tralicci, ciminiere. Cerco inutilmente i fenicotteri ma trovo altri trampolieri. Aironi, garzette, cormorani. Palmipedi. Specie autoctone e aliene (poi parleremo del granchio blu). Io pedalo piano (no cambio, no pedalata assistita) e arrivo per ultima alle soste con spiegazioni. Prendo pochi appunti ma pazienza.

Sacca degli Scardovari è un luogo mitico per me, dove la molluschicoltura ha raggiunto livelli elevati negli ultimi anni, con una produzione di cozze e volgole apprezzata sia per il consumo diretto, sia dalla ristorazione. Il cartello all’inizio della via parla chiaro. Benvenuto nel territorio della Cozza di Scardovari DOP. Unica, italiana, vera. Nel villaggio dei pescatori si susseguono decine di capanne di legno numerate, attrezzate per la raccolta dei molluschi e in alcuni casi per ospitare e nutrire gli ospiti in visita. In una di queste casette troviamo Taio il primo ostricaro, che ci spiega come ha lavorato tanti anni nella molluschicoltura, con una passione encomiabile, anche se ora lui e i suoi colleghi hanno dovuto cambiare modalità di lavoro…

Io stessa negli anni passati ho parlato con produttori e studiosi, sia sul lato veneto sia emiliano del delta, professionisti impegnati a tenere alto il livello qualitativo e ad alimentare un sistema economico di valore. Diretto e indotto, ricchezza diffusa e guadagnata anche a costo di sacrifici (non è un lavoro facile né leggero). Poi solo tre anni fa, nel 2023, il granchio blu si è abbattuto come una scure e in pochi mesi, senza possibilità di intervenire, ha fagocitato le vongole quasi del tutto, le cozze in parte si sono salvate. Ostriche e dintorni sono la nuova frontiera, con un manipolo di imprenditori coraggiosi, studiosi del mollusco forse più prezioso e impegnati, sin dall’inizio, a creare proprio qui nuove imprese. Tarbouriech è l’azienda più nota, con un mercato internazionale e un sistema produttivo brevettato che riprende i movimenti delle maree come in Francia.

In barca dalla Sacca del Canarin allo Scano Boa

Appena saliamo sulla bella imbarcazione di Marino Cacciatori mi passa la voglia di fotografare, mi godo il paesaggio e prendo appunti ascoltando Edoardo e Vittorio Cacciatori. Seduti su comode panche guardiamo fuori, protetti da una parete trasparente, c’è spazio anche all’aperto, a prua. La barca ha il fondo piatto perché – attenzione – l’acqua ha meno di un metro di profondità, con la marea si abbassa e si alza, bisogna fare attenzione ma siamo in ottime mani!

A proposito di maree, il Mose fa effetto pure qui, con livelli delle acque ben più elevati che in passato. L’erosione delle spiagge, all’inizio della stagione, rende necessario il “ripascimento” più che in passato. Chiedete agli specialisti che sanno tutto. Anatre finte di plastica galleggiano in acqua. I capanni dei cacciatori (mannaggia a loro) sono rimasti dall’ultima stagione venatoria appena conclusa. Il grigio e azzurro fra cielo e acqua, i colori pastello e i rumori di sottofondo mi mettono in pace, è esattamente ciò di cui avevo bisogno. Dalla laguna al mare si arriva per gradi, seguendo un percorso sicuro, per vie d’acqua codificate e note a questi abili marinai.

Lunghi pali conficcati in acqua delimitano le coltivazioni di vongole (quelli grandi) o gli orti, recinti dedicati allo svezzamento delle vongole (quelli piccoli). Le canne affondano le radici in acqua. Se davanti a noi ci fossero le barene o le velme come quelle della laguna di Venezia mi sentirei a casa, ma è un ambiente diverso! Ecco le anatre e i gabbiani. Vediamo tanti uccelli stanziali e migratori. Questi ultimi, dopo un lunghissimo volo di migliaia di chilometri, ogni anno si fermano qui per l’accoppiamento e la riproduzione. Alcuni nomi: Avocetta. Beccapesci. Beccaccia. Rondinone. Svasso. Volpoca. Cigni maestosi si muovono piano sull’acqua, non è il caso di avvicinarli!

Scano Boa è la nostra destinazione, un altro posto che sembra uscito da una fiaba. Qui mi sento ancora più lontana, trasportata verso il Nord Europa. Scesi dalla barca troviamo un casone recentemente ricostruito, con le pareti esterne ricoperte di canne, le finestre colorate e il caminetto in muratura dipinto di bianco. Seggioline invitano a sedersi ma entriamo per ascoltare altre storie di pescatori, mentre ci scaldiamo al fuoco del caminetto e ammiriamo vecchie foto in bianco e nero. Dura la vita: le attività della pesca sono immagini di un tempo non lontano, ma quante cose sono cambiate!

Andiamo dall’altra parte dell’isola, proseguiamo a piedi fino alla spiaggia. Scano boa è proprio una lunga striscia di sabbia selvaggia dove le maree hanno portato vari oggetti. Brutti quelli di plastica, bellissimi i tronchi di legno, vere sculture naturali. Stiamo qui mezz’ora in totale poi la marea ci dice che dobbiamo rientrare, in barca, alla Sacca del Canarin. Non vorrei più andare via da qui! Tutti riprendono a pedalare per gli ultimi otto chilometri di un giro largo, non è la via diretta per tornare alla guesthouse. Io e un’altra ospite invece torniamo sul furgone con Manuel, grazie ancora! Non mi posso fermare, rientro subito dopo a Mestre, peccato. Cosa c’era da mangiare? Il Forno Boscolo Luca ha fatto la merenda. Trattoria da Yoghi il risotto e buffet con il granchio blu del Delta.

Il racconto della visita sulla mia pagina Facebook Gamberetta Travelblog

22 03 Il delta del Po in bici e in barca. Per il primo giorno di primavera sono stata a Porto Tolle (Ro). Mi sono unita a un gruppo per pedalare fra argini e lagune, navigare fino al mare su una barca dal fondo molto basso. L’acqua non arriva a un metro di profondità! Organizzazione:
* Lanterna del delta

* Marino cacciatori

* E-bike delta del Po.

Taio il primo ostricaro ci ha raccontato la sua storia. Tarbouriech è oggi un’azienda di successo e oggi è marchio rinomato per le ostriche del delta. Prima però c’erano altri molluschi. Parlando di cozze e vongole, ostriche e granchi blu ci siamo resi conto che l’ambiente attorno a noi è in continuo mutamento. Il Mose ha salvato Venezia ma ha aumentato il livello delle acque proprio qui, da Chioggia verso sud. I capanni dei cacciatori non mi piacciono. Molto meglio i casoni dal tetto di paglia e gli uccelli grandi e piccoli. Grazie a tutti, siete stati super carini e accoglienti. Tornerò presto per conoscervi meglio. Intanto ci vediamo sui social. E alla fiera del cicloturismo a Padova!

Fuori fiera bike& boat tour Fiera Cicloturismo Padova. Evento in collaborazione con https://fieradelcicloturismo.it/

Per saperne di più – La Lanterna del Delta di Marchesin Vanessa https://lanternadeldelta.com/

https://www.marinocacciatori.it/it

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