
Diario giornaliero del mio viaggio in solitaria in Perù: sesto giorno
Questo è un racconto emozionale, senza nessun intento di guidare nella visita della città, il cui compito lascio alle guide.
Il 10 novembre la giornata inizia tranquillamente, solo alla fine si complica. Lascio il trolley in hotel, non ho grossi spostamenti in programma, questa è una gran cosa, un relax dinamico di cui ho bisogno. Non ho fatto programmi, voglio andare fino al lago Titicaca e prenotare il bus per Cusco in agenzia. Puno mi attrae perché è una città di confine, un confine liquido dato dall’immensità del lago Titicaca che è diviso per tre quarti in territorio peruviano, un quarto in territorio boliviano. Puno collocata a 3.900 metri slm è di qua, Copacabana è di là, e non è la spiaggia di Rio de Janeiro.
Puno mi fa girare la testa, in ogni senso. Sembra poco accogliente e poco interessante dal punto di vista turistico, ma è una scorza che viene via. I suoi abitanti sono fortissimi: seri e silenziosi al mattino, scatenati di sera. La Semana de Puno doveva essere in questi giorni ma è stata la settimana prima, dal 5 al 7 novembre, ma ugualmente ho trovato entrambe le sere la Plaza de armas animata.
Alle sette di mattina scendo per la consueta colazione energetica e proteica in hotel, esco per andare verso il lago e cercare il bus per domani, la barca per oggi. Non mi pettino nemmeno. Dovrei stare poco, penso di tornare subito su invece… Ci sono due vie parallele, Titicaca e avenida del puerto, per arrivare dal centro. La prima è più diretta e la prendo all’andata. Mezz’ora in leggera discesa in una città sonnacchiosa e operosa, con negozi e uffici (chiusi), scuole e palazzi, auto e persone, tutti vicini. Alcuni punti sono belli e curati, altri sporchi e degradati, l’inquinamento è fortissimo. Fotografo cartelli, insegne, finché l’orizzonte si allarga. La ferrovia mi fa sognare il treno di lusso che parte da qui. Vedo davanti a me l’immensa massa d’acqua del lago dove, dopo una breve ricerca della barca, prendo il biglietto e trascorro tre ore perfette, senza tornare in hotel…
Escursione in barca sul lago Titicaca: le isole Uros


Fate come me, scendete al molo dove troverete posto su una delle numerose imbarcazioni che solcano il lago nelle escursioni giornaliere. Costano pochi dollari, scegliete tempi e distanze (mezza giornata, giornata intera) e salite a bordo. Mi fermo al molo alla prima agenzia sulla sinistra e con soli 15 soles mi aggiudico un posto per l’escursione programmata dalle 9 alle 12. Attorno a me l’aria è bella e strana, operosa e rilassata. Ho tempo, prima di salpare, per fare una passeggiata. Bienvenidos al malecon Bahia de los Incas è una insegna a terra sul pavimento. Siamo in una riserva nazionale, area naturale protetta. L’immenso specchio d’acqua davanti a me è cupo, tutto il resto è colorato. Ci sono giostre, cartelli Puno e Titicaca per farsi le foto, barche piccole e grandi, alcune delle quali raffigurano i personaggi Disney. Dall’alto dei suoi 3.800 metri slm il Titicaca è il lago più alto del mondo. Fino al 1825 era in un solo paese, poi si sono divisi e ora di qua siamo in Perù, di là in Bolivia. Che storia, chi mi conosce sa che più di 30 anni fa ero legata alla Bolivia ed ora è la seconda volta che la sfioro…
Salgo a bordo, mi siedo a sinistra e indovinate chi sale dopo di me? Mayra y Juan i miei amici di Quito, la coppia del viaggio in bus del giorno precedente si siede proprio di fronte a me, ricominciamo a chiacchierare in spagnolo! Questa coincidenza ci spiazza poi “mi adottano” mi accudiscono e coccolano come veri amici, dolci e carinissimi e io li lascio fare. Non ho bisogno di protezione ma apprezzo la loro carineria. E stiamo insieme fino all’ora di pranzo.
La nostra gita di tre ore è breve e molto turistica. Non vorrei fare una sola ora in più sulla barca!!! H 9 – 9,30 prima barca, navigazione e visita isola. H 10,30 – 11 seconda barca (balsa) per seconda isola e visita. H 11,30 – 12 barca e ritorno al molo. Spendiamo extra 15 soles per la balsa quindi il prezzo basso era uno specchietto per le allodole proiettato a farci spendere altri soldi per gli extra ma ci sta. Però è tutto così bello attorno a noi! Tra i colori blu e bianco del cielo con le nuvole, le canne gialle della totora che cresce alta al lato del passaggio della barca, i villaggi di mille colori fra le case e gli indigeni che le abitano, uno spettacolo unico! Ma anche un ambiente fragile che chissà se avrà futuro.


Uros è il primo gruppo di isole abitate, composte da villaggi galleggianti costruiti sulle canne di totora sapientemente impilate nell’acqua, per dare solidità alle abitazioni e ai manufatti umani. Quella che visitiamo noi ha cinque case e ci vivono 17 persone. La zona notte è molto semplice e si dorme su materassi. Fuori ci sono spazi aperti comuni e di ristoro. Una torretta di controllo serve per comunicare fra le varie isole, e avvisare i vicini in caso di pericolo. La guida ci dà tante spiegazioni, anche con modellini delle case vecchie e nuove, delle barche e dei manufatti prodotti. Seguono dimostrazioni e allestimento di bancarella per la vendita di tessuti e altri oggetti. Islas flotantes si chiamano, è un posto incredibile che per chi ci crede potrebbe essere miracoloso. Un chiaro esempio dell’ingegno umano, di tecnica ingegneristica applicata, di resilienza e sopravvivenza in un ambiente ostile. I villaggi galleggianti sono in continuo movimento. necessitano di cura e manutenzione e periodicamente sono da rifare: dopo 40 anni l’isola affonda e bisogna costruirne una nuova. Sono costruiti a partire dalle canne lacustri coltivate per lo scopo, come si faceva una volta, e oggi la tecnologia aiuta molto. I pannelli solari, per esempio, hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli incendi.
Uros e gli altri villaggi sul lago Titicaca oggi subiscono minacce come il possibile sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Se è vero che qui sotto c’è il petrolio questa è più una minaccia che un’opportunità. Se per alcuni ciò rappresenta una ricchezza per loro certo non lo è, pensate se gli diranno che devono fare scavi e trivellazioni, vorrebbe dire che devono abbandonare le isole. Le comunità Aymarà si sono stabilite nei villaggi galleggianti scappando dalla terraferma tanti anni fa, un poco come i primi abitanti di Venezia minacciati dai barbari. Gli abitanti di oggi fanno una vita abbastanza normale e per esempio non chiedono più soldi per farsi le foto. Finora sono riusciti a evitarlo, dicendo NO a chi vuole impossessarsi del loro territorio. OK ma fino a quando? Segue la visita “facoltativa” alla seconda isoletta, è una mezza farsa con un supplemento di 15 soles da pagare ma pazienza. Avrete capito che questo posto è molto turistico ma dovete vederlo! Ci fanno salire su una barca di totora, doppia, fatta con due metà con la prua a forma di testa di gatto, tenute insieme e trainate da una barchetta a motore! Sulla seconda isola si può mangiare qualcosa, pagare con carta di credito, mettere il timbro sul passaporto…


Avrei mille immagini da mostrare ma vi faccio vedere qualcosa e vi racconto poche cose, non rendono l’idea:
- i colori accesi delle nuvole in cielo e riflesse nelle acque del lago,
- il giallo in tutte le sfumature sugli isolotti abitati,
- i costumi e i volti della gente.
Le condizioni meteo sono molto variabili, nel tragitto di ritorno a terra inizia a piovere, siamo ben protetti sulla barca. Scendo con i due amici ecuadoregni e, fra i tanti ristorantini sul lungolago, selezioniamo quello allo stand N 14. Si chiama Mariana: con 24 soles ci prepara zuppa calda, trota fritta con verdure cotte di contorno (patate, rape, pannocchia, fave). Patatine, birra Cusquena. Che bontà! Poi però giunge l’ora dell’addio, i miei amici alle 14 devono correre a pendere i bagagli in hotel e proseguire verso Copacabana in Bolivia. Ci salutiamo con un caldo abbraccio che ricordo ancora, promettiamo di trovarci in Ecuador (o in Italia) e via verso nuove avventure! Io attraverso gli stand gastronomici e botteghe artigiane ma i banchetti sono quasi tutti chiusi.
Visite non turistiche da fare a Puno


Tornando in hotel a piedi ho la fortuna di percorrere la strada parallela verso il centro, diversa da quella dell’andata. Becco prima le traversine del treno (dei treni in Perù potrei lamentarmi ma non lo faccio qui) in partenza, quello lucido lussuoso blu che viaggia tra Arequipa, Puno e Cusco. Porta una scritta eloquente: Belmond Andean Explorer. Costa migliaia di dollari infatti c’è poca gente a bordo, mi dicono. Peccato perché vorrei entrare ma non me lo permettono. Se potessi fare questo investimento lo farei!
Subito dopo passo dalla ricchezza alla povertà, dal lusso per pochi alla vita reale di tutti. Dal lto opposto della strada ferrata trovo il mercato: tante venditrici e venditori che espongono mercanzia di ogni tipo, colore (e odore). Alcuni dormono, altri mangiano, insomma un mercato locale con cibo, animali vivi, vestiti, masserizie. Ampi spazi coperti e una parte all’interno di un edificio coperto in muratura con carne, pesce, uova e altri prodotti. Le condizioni igieniche sono scarse ma per me è bellissimo!
Alla fine però sto male, sono stanchissima e sento un malessere non dovuto solo l’altitudine, che da giorni mi dà particolarmente fastidio. Un forte mal di pancia mi riporta in hotel, dove mi fermo e sto distesa a letto due ore per riprendermi.
Fine giornata in città


Prima di sera scendo a prendere il biglietto per il giorno dopo, il bus turistico per Cusco. Faccio il giro delle agenzie di viaggi in piazza e nelle vie limitrofe prima di scegliere la soluzione buona per me. C’è stato un altro acquazzone, c’è aria di festa con tanta gente in giro, l’aria è frizzante e intrisa di umidità. Nella zona pedonale di Puno si va a passeggio tranquillamente di giorno e di notte. Siamo tra Plaza de Armas e parque Pino, Calle Lima e Calle Independencia (la via del mio albergo). Ci sono locali e negozi, il museo Carlos Dreyer, il palazzo di giustizia. La grande cattedrale è bella dentro ma più bella fuori, attorno vi sono carri armati e poliziotti. Ma ce ne sarà bisogno??
Assisto a concertini e balli all’aperto e al chiuso, tradizionali e moderni. Vedo cortometraggi (in lingua aymarà o spagnola) proiettati in piazza, riguardanti tematiche di genere. La Casa del Corregidor è stata ben restaurata in colori accesi, bella ma super turistica. Nella capitale del folklore peruviano volevo vedere la settimana che celebra la fondazione della città, ma la Semana de Puno è finita al mio arrivo, pazienza. A Parque Pino c’era un emulo di Michael Jackson che ballava e si muoveva proprio come lui, poi alla fine di ciascun brano girava col cappello per farsi dare soldi. Io gli ho fatto dei video da lontano. Con una bottiglia di acqua presa al minimarket mi sono congedata da Puno senza cena, tornata in camera non mangio, voglio solo riposare. Vado a dormire presto per alzarmi presto la mattina dopo, tanto per cambiare. Ma non dormo…
Cosa vedere a Puno
Questo mini elenco porta i punti di attrazione di Puno. Ho camminato sulle sponde del lago Titicaca e navigato sulle sue acque. Ho passeggiato tra la cattedrale e i dintorni. Plaza mayor. Parque pino, e poi? Per informazioni mi rivolgo alle cartine in giro per la città, ormai più dettagliate delle guide che tagliano informazioni per costringerci a cercarle online.
- Cerrito Huajsapata.
- Balcon del conde de lemos.
- Museo municipal Carlos Dreyer.
- Basilica catedral.
- Plaza de Armas.
- Templo San Juan – Santuario Virgen de la Candelaria.
- Arco deustua.
- Buque museo Yauari.
Il racconto della giornata sulla mia pagina facebook Gamberetta travelblog


10 novembre 2023 Buon San Martino a voi (***) cosa fate oggi che per voi è già l’11 novembre per celebrarlo in Italia? Io mi preparo a prendere un bus tanto per cambiare. Qui in Perù sto facendo tutte le cose che vi sconsiglio quando venite a Venezia. Bus turistici che fanno tante brevi fermate. Escursioni in barca di tre ore. Guardate qui. Islas Uros visitate stamattina. Due delle 130 isole galleggianti le più vicine al molo di Puno che si raggiungono in mezz’ora. Gli isolani ci accolgono con il saluto Camisaraki Waliki, benvenuto in Aymara. E poi balsas de totora, le barche fatte di canne, isolotti, abitazioni, tutto fatto con le canne che la guida ci spiega ben bene. Cielo azzurro e nubi minacciose danno ulteriori colori in più in una gita breve ma molto istruttiva e soddisfacente per me. Tornati a terra piove e ci rifugiamo in un ristorantino al porto per pranzo. Trota fritta, minestra di verdura speziata e birra, tutto buonissimo!
(***) PS San Martin è una provincia del nord, dalla parte opposta del Perù rispetto a dove mi trovo ora. Pare che non sia molto importante San Martino anche se un altro signore, argentino, è celebrato ogni otto agosto come “libertador de Peru” (Il giorno della liberazione 8 agosto 1821).
Ho potuto intraprendere questo viaggio grazie a un biglietto aereo Air Europa vinto nel novembre 2022.
L’assicurazione viaggio è stata offerta da Heymondo.
Se questo diario di viaggio ti è piaciuto fra poche settimane pubblicherò la giornata successiva. Cerca con la lente il Perù per tutti i post pubblicati. Se invece vuoi sapere le informazioni pratiche di viaggio leggi qua
COSA VEDERE IN PERÚ IN DIECI GIORNI




