
Arrivando al Lido a bordo di imbarcazioni grandi o piccole, troverete case con uno stile tutto loro e ville liberty, molte convertite ad alberghi e B&B. Al lido ci sono automobili e bus, mezzi a due e quattro ruote, insomma sembra di essere in una normale cittadina. Il lido è una delle due lunghe strisce di terra, assieme a Pellestrina che delimitano la laguna e il mare adriatico, giù fino in vista di Chioggia. Anche l’isola di Pellestrina si protende fra mare e laguna, spiagge e verde, piccoli centri abitati con case colorate e chiese, un’area marina protetta e giù la punta che guarda Chioggia e Sottomarina.
Dopo avervi raccontato le isole della laguna nord in bicicletta, oggi andiamo in bici in laguna sud, sotto Venezia. Di Pellestrina in bicicletta ho già parlato e consiglio sempre questa escursione, adatta a tutti e portatrice di emozioni fra le sue anime e i suoi tanti paesaggi.

Il Lido di Venezia è un luogo del cuore per me: ci vado dai tempi della scuola negli anni Ottanta e ho accumulato tanti ricordi qui. Al Lido ci sono tanti motivi per una visita, più tempo ci passo e più ne sono convinta. Nell’estate appena conclusa ci sono andata più volte, ho preso il bus fino in fondo agli Alberoni e anche la bici a noleggio. Questa è diventata una vera ispezione per prepararmi alla venuta di tre care amiche da Milano, a settembre proprio alla fine dell’estate con le ultime giornate calde, il mare bello, il cielo blu. Di questi due fantastici giorni al Lido parlerò in dettaglio, vi darò qualche consiglio per dove mangiare e dove dormire. Le ragazze alla fine hanno sintetizzato così: Il Lido è selvaggio, deserto e urbano.
Siete d’accordo? Io sì e proprio per questo oggi partiamo per scoprire il Lido in sella a una bicicletta, un modo sano e pulito per vedere l’isola d’oro fino in fondo, di qua e di là. In bassa stagione è una gita ideale, in primavera quando la natura si risveglia o dopo, fuori dal periodo estivo più affollato, prima o dopo la Mostra del Cinema quando al Lido sembra che arrivi tutto il mondo e si concentrano decine di protagonisti della “settima arte”.
Il Lido di Venezia in bicicletta


Lungo più di 10 chilometri, il Lido di Venezia si estende come una striscia di terra stretta poche centinaia di metri, di fronte a Venezia. Si arriva in vaporetto a Piazzale Santa Maria Elisabetta e da qui, andando a destra (verso il centro urbano) o sinistra (verso San Nicolò) si possono già apprezzarne alcune caratteristiche. Si arriva a un faro in entrambi i casi, il faro è una metafora del viaggio e un punto di riferimento. Lo è pure per me che qui sono vicino a casa.
Ho diviso l’itinerario in bici in due – di qua e di là dall’imbarcadero – bastano poche ore per ciascuno, mezza giornata al massimo. Potete farlo tutto in una volta, ma vi consiglio di spezzare secondo il tempo disponibile e la vostra voglia di pedalare. Fate due gite per andare piano, goderne un poco per volta, fermarvi a bere qualcosa prendendo dei punti di riferimento per le soste. Ammirate i molteplici scenari lidensi, naturali e umani. Prendete una cartina, indossate il caschetto e… in sella!
Itinerario breve verso San Nicolò e il faro


Sulla sinistra da Piazzale Santa Maria Elisabetta, voltando le spalle alla laguna, vedete il Tempio Votivo. Qui riposano i caduti delle guerre, la sua sagoma caratteristica è ben visibile da Venezia e definisce lo skyline stesso del Lido. Riviera Santa Maria Elisabetta è sempre stata per me l’immagine del relax e del Lido come residenza, lontana dai luoghi dello struscio e commerciali in centro. Bordate da alberi frondosi, piccole strade si dipartono discrete, belle case una in fila all’altra. Vi sono solo pochi alberghi, con un loro stile che trovo delizioso all’esterno, mi piacerebbe vedere bene anche al loro interno (parleremo di dove dormire al Lido).
Passato un ponticello in vista del Forte San Nicolò si trova la grande chiesa omonima e siamo in Riviera San Nicolò, sbirciate oltre il cancello dell’antico cimitero ebraico con decine di lapidi e arrivate in vista dello storico Aeroporto Nicelli, un luogo di altri tempi come molti qui al Lido. Non andate avanti! Girate a destra dove le auto in fila attendono di salire sul ferry. Andando verso il mare gli spazi verdi sono preponderanti, un verde gestito, umanizzato, una bella pineta con diversi alberi ad alto fusto: pini marittimi e altre specie che a volte riconosco, altre no. Dall’altra parte c’è la spiaggia, vorrei fermarmi ma di solito lo faccio al ritorno.
In fondo a sinistra, dopo la spiaggia libera, le capanne, il Pachuka Beach, una stradina interna si infila nel verde con altri alberi (fichi, lecci, oleandri), arbusti, piante. Questa è l’oasi di San Nicolò, zona protetta per i “biotopi litoranei. Sulla spiaggia crescono anche specie vegetali che sopportano la salinità, un ambiente particolare. Dove inizia la lunga diga foranea posta a protezione del porto di Venezia, fino alla punta più a nord del lido e della laguna di Venezia (fonte Visit Lido), lo scenario cambia colore e si fa ampio. Dal bianco accecante delle pietre dove passiamo, ci sono tutti i colori attorno a noi.
Lo sguardo spazia a sinistra, verso Punta Sabbioni con il suo tozzo faro giallo e il Mose, a destra dove la lunga spiaggia mi invita a rilassarmi (dopo). Per quasi tre chilometri si pedala lungo la diga, quando spunta la sagoma rossa del faro la strada è ancora lunga, e non è finita! In fondo una sosta è d’obbligo, in questo ambiente surreale, protetto ed esposto allo stesso tempo, dove ciascuno si fa prendere dai suoi pensieri e il silenzio è consigliato, anche se siamo in compagnia.
Al ritorno sono sempre 3 km ma girate all’angolo alla fine della diga verso la spiaggia: si fa più fatica sui sentieri fra le alte erbe, delimitati da steccati di legno dove le ruote delle bici affondano nella sabbia. Spingere a mano è meglio, la spiaggia libera invita a una pausa di relax fra acqua e sabbia. Piazzale Klinger è la rotonda con il capolinea del bus, da dove si costeggia il mare sulla sinistra, sempre sotto gli alberi, fino a Lungomare D’Annunzio con la sua lunga striscia di asfalto che riporta verso il centro, alla rotonda all’incrocio con il Granviale Santa Maria Elisabetta. Dell’ex ospedale non ho voglia di parlare, è un monumento al Lido che non c’è più e vorrei solo sapere cosa ne sarà.
Lunghezza 11 km A/R, tempo circa due ore con le soste.
Itinerario lungo fino agli Alberoni


Partendo sempre da Piazzale Santa Maria Elisabetta, voltando a destra ci si immette su Via Sandro Gallo. All’inizio la strada è stretta e con qualche curva, si condivide il percorso con auto e bus. Fate attenzione! Qui nel centro urbano, a sinistra c’è uno sfoggio di case che mi fa girare la testa così come la vista sulla laguna a destra. I profili del campanile di San Marco e delle altre chiese sono lontani, molto più vicine a noi le due piccole isole di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.
Via Sandro Gallo sembra non finire mai, è un’arteria lunghissima che penetra nella parte centrale dell’isola per circa cinque chilometri. Se trovate una vietta a destra, dopo un ponte, prendetela e vi trovate a pedalare proprio a bordo laguna, con case più popolari e meno appariscenti ma bellissime! Poi gli edifici si diradano, la strada si allarga e diventa un viale alberato, via Malamocco, dove c’è finalmente la pista ciclabile. E quando arriva il cartello stradale potete tirare un sospiro di sollievo.
Malamocco è il borgo più antico del Lido, si vede dal suo alto campanile, è ora di fermarsi. Posate la bici e andate a passeggio in questa che è “un’altra città”. Case colorate, ponti e canali, una grande chiesa, ristoranti di pesce. Qui l’aria è quella di un luogo sospeso in un tempo indefinito. Quando salite nuovamente in sella sapete che il più è fatto, anche se Via Alberoni si restringe nuovamente e a volte le auto sfrecciano senza ritegno sfiorando gli altri mezzi di trasporto. A me piace pedalare piano e guardarmi intorno, in un ambiente che trovo un poco surreale e difficile da descrivere fino all’ultimo cartello stradale.
Alberoni arriva inaspettato, in vista del piccolo centro con la laguna a destra e un parcheggio, la strada gira a sinistra. Via Ca’ rossa è dove trovate i ristoranti e locali per mangiare buon pesce. Andando dritti si va alla spiaggia Alberoni ma la fine dell’isola è a destra, fra Strada della Drona e Strada Zaffi da Barca, zigzagando fra scenari piatti e ampi. Passate il golf club Alberoni fino al piazzale dove ferma il bus e, in fondo a sinistra, arrivate con un ultimo sforzo al Faro Rocchetta che ha anche una zona militare.
A questo punto il relax nella spiaggia Alberoni è d’obbligo. A me piace moltissimo qui ma prima di fermarvi pensate: la gita è davvero finita? Volendo sì, volendo no. Guardate oltre, sulla terra con il sentierino a sinistra verso la Diga Faro Alberoni, e sul mare dove ogni mezz’ora parte un piccolo ferry boat per Pellestrina.
Ritorno lungo i Murazzi


Visitando il Lido in bicicletta le emozioni non finiscono mai: invece di rifare tutto sulla strada afaltata iniziate il percorso a ritroso e cercate la freccia a destra. I Murazzi vi attendono, chilometri di diga in bianca pietra d’Istria, costruita a protezione dalle onde del mare. La vista è superlativa, meglio a inizio o fine giornata con la luce radente del sole. Vedete le capanne in legno, semplici costruzioni di cui i veneziani vanno fieri, a me piacciono molto ma sono attualmente oggetto di polemiche per la sicurezza. Chi le vuole demolire lo fa perché ci sono dietro degli interessi? Se ne riparla nel 2026, intanto la discussione è aperta.
Queste capanne non hanno nulla a che vedere con le capanne più famose, costruzioni belle e in alcuni casi lussuose, che si trovano messe in fila, affittate a caro prezzo, nelle spiagge attrezzate. Sono costruite in legno colorato o paglia o tessuto. Le più belle si trovano all’ex Des Bains ed Excelsior, vedere per credere!
Da qui potete scendere sulle scalette in cemento e riportarvi sulla strada asfaltata, ce ne sono tante ma no, non fatelo! Arrivate piano piano in vista di Hotel Excelsior, il più iconico edificio del Lido di Venezia con la sua sagoma inconfondibile. Qui è dove si scende a sinistra per riprendere la strada normale. L’incrocio con il Granviale Santa Maria Elisabetta è vicino, la gita al Lido in bicicletta è davvero finita! A questo punto sarete stanchissimi (io lo ero) e se calcolate la strada fatta lo capite.
Dove mangiare: a Malamocco abbiamo pranzato da Scarso, un nome una garanzia, spaghetti alle vongole e vino bianco. Proveremo gli altri locali all’interno di Malamocco, mi fanno voglia tutti!
Dove mangiare: agli Alberoni abbiamo trovato un bacaro – ristorante perfetto per l’occasione, da Erion, che ci ha fatto gli spaghetti allo scoglio, presto e bene. Volevamo andare alla Osteria all’amo da Delio ma non abbiamo prenotato e non c’era posto. Sarà per la prossima volta.
Lunghezza 20 km A/R, tempo circa quattro ore con le soste.
Dove dormire al Lido di Venezia


Questo è un argomento così ampio che dovrei scrivere ben più di un articolo al riguardo, ma qui ho poco spazio e soprattutto io ho pochissima esperienza in merito. Abito a Mestre e non è immediato pensare che mi fermi a trascorrere la notte, in un posto così vicino. Lido è sinonimo di eleganza di altri tempi, di alberghi sospesi nel tempo, di lusso discreto o infine ospitalità casalinga. Fra i suoi circa 30 hotel ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche, da uno a cinque stelle. Più bed & breakfast e alcuni agriturismi, questi ultimi collocati in fondo fra Malamocco e Alberoni. E poi c’è… il campeggio!
Ho dormito proprio al Camping San Nicolò nel settembre 2025, siamo state proprio bene nel nostro bungalow da quattro posti letto perfettamente attrezzato all’interno con bagno, cucinino, frigorifero, all’esterno sedie e tavolino. Ve lo consiglio se volete trascorrere dei giorni in relax, in un angolo tranquillo a due passi dalla laguna e dal mare, con un ottimo rapporto qualità prezzo. Se invece volete soggiornare qui nei dieci giorni della Mostra del Cinema la musica cambia, ma il pacchetto a mio avviso è sempre conveniente. Questa non è una pubblicità: abbiamo pagato il soggiorno e per l’anno prossimo ci siamo già “prenotate” per modo di dire, vogliamo tornare proprio qui!
Bici propria o a noleggio?
A Santa Maria Elisabetta trovate due noleggiatori che hanno a disposizione biciclette normali, tandem, risciò da scegliere se siete da soli o in compagnia, con tariffe orarie interessanti. Se ve la portate da casa arrivate con il ferry boat Tronchetto – Lido e ricordate gli orari, sono facili. Cinque – dieci – quindici – venti sono gli orari di partenza in entrambe le direzioni, e poi ogni 50 minuti cioè 5 – 5,50 – 6,40 eccetera. Chiaro? E fate attenzione a rispettare le regole, non pedalare sul marciapiede e cercare, dove possibile, la pista ciclabile. Chiaro pure questo?
Conclusioni
Questo post doveva avere un altro titolo. Cosa vedere al Lido di Venezia in due giorni: ho diviso il percorso in bicicletta in due mezze giornate, preferisco il focus sulle due ruote e seguiranno altri post a tema. Accetto proposte su itinerari nuovi o esistenti da provare, pedalando insieme!
Ovviamente i percorsi indicati sono fattibili anche a piedi, calcolate bene i tempi e le distanze sapendo che a piedi e in bici la fatica è diversa. In ogni caso il bus passa frequentemente, quando siete stanchi salite a bordo.
Il racconto delle visite sulla mia pagina Facebook Gamberetta Travelblog


01 08 [In bici al lido di Venezia] Sono partita da san Nicolò e il faro rosso (che era ormai un’ossessione) per i miei giretti. Poco a poco faccio tutto, due ore alla volta, l’altra parte verso Malamocco e Alberoni sarà per la prossima occasione. Da piazzale Santa Maria Elisabetta su fino all’aeroporto Nicelli, sono andata dentro le strade che costeggiano i cimiteri. Tutti e tre, quello cattolico (dove riposano alcuni parenti), il vecchio cimitero ebraico, e infine quello nuovo bellissimo ma inatteso, con tombe diverse dal solito. Infine dalla spiaggia del Pachuka per dietro ho costeggiato le dune costiere e via, 2+2 chilometri andare e tornare. Molto bello, consiglio di farlo a inizio o fine giornata.


29 07 [In bici a Pellestrina prima della festa] Vista così una domenica pomeriggio Pellestrina è un posto tranquillo, quasi sospeso nel tempo. Questa settimana e fino al 4 agosto si festeggia la madonna dell’apparizione. Io che non amo feste e sagre (**) apposta sono andata a vedere prima, ho provato il consueto stupore per questo luogo dove vorrei passare più tempo, perché ancora non riesco a farlo mio.
18 07 Pellestrina inizia a Santa Maria del mare dove ho trovato 3-4 cose interessanti in ordine alfabetico (per le altre torno presto)
- Agriturismo dove mangiare e dormire
- Barca rossa dei vigili del fuoco
- Bici a nolo
- Chiringuito con musica brasiliana di mattina (col rischio che prendessi una caipirinha a stomaco vuoto)
16 07 Alla ricerca dei fari a Venezia. Rosso a san Nicolò, bianco agli Alberoni (come a Murano). E poi giallo a Punta Sabbioni, insomma mancano verde e blu poi siamo a posto. Qualcuno conosce altri fari colorati? Favorire immagini grazie!
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