In attesa di andare a vedere i luoghi di Monet a Giverny in Normandia, mi sono tuffata nella lettura di questo best seller francese. Premetto che non amo i gialli (libri o film), non li capisco, non mi interessa sapere il colpevole. Ho dato una chance a Ninfee nere: dopo le prime 100 pagine, molto faticose, mi sono immersa nella lettura e in pochi giorni ho completato le altre 290 pagine. Con uno shock per il finale spiazzante, inatteso.

Per il resto il libro non mi è piaciuto. Parti surreali, altre banali o inverosimili. Troppo lungo e descrittivo, quando Bussi cavalca l’onda dell’impressionismo per dire non si sa cosa. Camille. Paul. Vincent nomi fittizi dei personaggi ripresi dai pittori impressionisti. Mi sono spesso sentita a disagio come quando leggevo la Perrin, e come per lei anche con Bussi per ora ho chiuso.

Ninfee nere è un giallo con pennellate di tutti i colori, come le tele dei pittori impressionisti. Anche il nero, anche se non è un colore. Giverny si trova a 70 km di distanza da Parigi: di giorno si riempie di turisti e, quando se ne vanno, torna alla tranquillità serale. I visitatori vanno e vengono come le maree e se sono troppi rischiano di fare danni, come in tutti i luoghi troppo turistici.

Giverny assomiglia a Venezia in questo senso, tra pieni e vuoti, affollamento e solitudine, chi vince e chi perde, chi guadagna e chi è indifferente. Pure io, leggendo Ninfee nere, mi sono immedesimata con le persone, abitanti e visitatori, io che in un paesino non so proprio stare. Si direbbe che non succeda nulla a Giverny, invece la quiete originaria del luogo è turbata dalla morte violenta di un uomo.

Da qui in poi vengono scoperchiati misteri e casi irrisolti, altri uomini muoiono e gli investigatori impegnati nella ricerca del colpevole brancolano nel buio. E le donne?

La giovane undicenne Fanette è prigioniera della madre e trova rifugio nella pittura, il suo maggior talento. La maestra Stéphanie a 36 anni è prigioniera di un matrimonio infelice e fugge in una relazione extra coniugale. La vedova di 84 anni è prigioniera nella torre dove si è rifugiata. Sono tre i personaggi femminili, differenti quanto basta a pensare che abbiano vite e destini diversi. Invece è tutto il contrario.

Attorno a loro ruotano i destini delle altre persone, innocenti e colpevoli, buoni e cattivi. Persino un cane. Fino all’ultima pagina quando i piani narrativi si svelano, si capisce cosa è successo davvero nei dieci giorni del 2010 in cui si sono svolti i fatti. E si scopre che i delitti di Giverny sono iniziati molto tempo prima.

Ninfee nere di Michel Bussi. Edizioni E/O, 2011, 390 pagine.

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