Tra un mese tornerò nella mia amata ex Jugoslavia, come mi ostino a chiamarla, per un viaggio on the road con le bloggamiche preferite. Appena gli ultimi dettagli saranno sistemati vi dirò l’itinerario delle nostre Invasioni Balcaniche, il quale sarà suddiviso equamente tra natura e cultura, storia e città. Il mio primo ricordo dei Balcani risale al 1981 ai tempi di Tito, negli anni Ottanta andavo spesso giù con i miei, in roulotte, in campeggi bellissimi e selvaggi sul mare, ma visitando tanto anche l’interno. Ho ricordi nitidissimi di questi piccoli viaggi.
L’ultima volta che sono scesa è stato tre anni fa per Adristorical Lands e lo voglio ricordare qui, prima di tornare. Un viaggio così costringe a pensare di continuo al passato e al presente come se noi viaggiatori fossimo una pallina bianca da ping pong, sbatacchiata da un lato all’altro di un tavolo diviso a metà da chi vuole che questa terra sia ancora martoriata; passanti di passaggio che guardiamo impotenti cartine geografiche disegnate lontano da qui, oggi tagliate da fossi, separazioni, muri, recinzioni, filo spinato. E ci chiediamo inutilmente perché non si possa vivere in pace, crescere insieme, prosperare. Qui come altrove. Alla faccia dell’Europa unita, il fantasma di quello che trent’anni fa era un sogno per tutti, poi diventato illusione e ora un fantasma, un incubo con tanti punti di domanda sul futuro. So dove andrò ma non so cosa andrò a vedere e lascerò fare al destino. La curiosità avrà come sempre il sopravvento. Ma cosa ho visto nel luglio 2013, alla fine di un lungo giro in Romagna e nelle Marche? Tre luoghi simbolici della Bosnia Erzegovina: Medjugorje, Blagaj, Mostar, raggiunti in bus da Spalato dove siamo arrivati con il traghetto da Ancona. Scrivo al presente…
la prima tappa non è prevista e sono contenta che gli organizzatori del tour ci abbiano fatto questa sorpresa perché io non ci sarei andata mai. Su Medjugorje avevo sentite tante storie ma vedere orde di pellegrini esaltati, intrisi di un già visto sacro fuoco della fede, accapigliarsi per attingere acqua da una fontana o rincorrersi verso le chiese e gli altri luoghi dei miracoli… Beh tutto questo mi lascia dentro amarezza e incredulità, nonché altri sentimenti più cattivi che preferisco tenere per me. E sono contenta di andarmene.
Blagaj è una vera sorpresa, con il suo aspetto orientale abbinato alla voglia di svilupparsi. Alloggiamo in una casa locale sul fiume Buna, la classica sistemazione Bed & Breakfast condita con una genuina ospitalità, un po’ come se fossimo nel Sud Italia di una volta. Visitiamo il bellissimo monastero derviscio, in stile ottomano cinquecentesco, attorniato da una natura esuberante dove il fiume è contornato da attività per i turisti e allevamenti di trote.
La fortezza sulla collina mi piace ancor più, ben conservata e viva nonostante i suoi 600 anni. E con una fioritura di piccoli atelier e studi artistici a riempirla di colori.
Mostar è il nostro punto d’arrivo e non so proprio come descriverla. La sua bellezza è ovunque perché i luoghi belli sono tanti e altrettante le esperienze sensoriali da provare. Io faccio come sempre un salto al mercato che mi mette allegria e voglia di provare tutto ma poi – l’ho già detto – la curiosità ha il sopravvento.
Vado nei luoghi di culto e nelle case museo, dove si respira lo stile ottomano e si possono passare ore e ore curiosando negli anfratti della storia più antica.
I palazzi e le stradine affollati di turisti si sviluppano attorno al vecchio ponte, simbolo della città, ricostruito dopo le distruzioni del 1993. Distruzioni, al plurale, sono quelle che vent’anni fa dopo nove mesi di assedio e bombardamenti portarono a un Paese libero, ma al prezzo carissimo di migliaia di vite umane.
Amici, colleghi, vicini di casa si trovarono in breve tempo da due parti del fronte, costretti a combattere gli uni contro gli altri. Vincere o perdere, vivere o morire era questione di un attimo, dipendeva dagli altri oltre che da se stessi. Oggi molti edifici sono rimasti in piedi ma sono crivellati di colpi, vuoti, sventrati, e nessuno li vuole toccare.
Per non dimenticare.
Oggi cimiteri diversi si estendono sul terreno spianato per seppellire e ricordare i tanti morti delle diverse parti. Per non dimenticare.
Oggi anonime pietre ce lo ricordano. Non dimenticare.
Sono triste mentre scrivo ma mi auguro un futuro di pace per tutti. Senza dimenticare.
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