Nella mia bolla siamo più o meno tutti d’accordo, pur con alcune sfumature in stile Don Camillo e Peppone. Amici e parenti, ci confrontiamo prima di ogni appuntamento alle urne (elezioni e referendum) e andiamo a votare compattamente per la stessa parte politica, più o meno. Prima delle elezioni comunali dei giorni scorsi, 24 e 25 maggio 2026, l’obiettivo comune era uno. Anzi, era una convinzione: andremo al ballottaggio. Anzi c’erano degli ottimisti che apertamente parlavano di vittoria al primo turno. Martella vs Venturini, il ritorno al governo di Venezia del centro – sinistra che aveva governato la città fino al 2015, contro la continuità del centro – destra che ha proposto come candidato il delfino di Brugnaro dopo avere governato Venezia dal 2015. In questi 11 lunghi anni sono successe varie cose vicino e lontano da Venezia, che hanno influenzato il clima politico in città. Nel mese di maggio, nelle giornate più calde di campagna elettorale, Venezia è stata sotto i riflettori dei media nazionali e internazionali per l’inizio burrascoso della Biennale Arte, e prima per la gestione della direttrice musicale Venezi (nomen omen). Sullo sfondo le vite di noi cittadini scorrevano tra i soliti problemi economici e sociali, spesso poco noti oltre i confini locali. Due esempi: servizi carenti (trasporti su terra e acqua), sanità traballante (liste d’attesa imbarazzanti) e non parlo della scuola perché non ho figli e sono più titolati quelli che ce li hanno. Sono molto arrabbiata e delusa, si è creato un clima politico ancora peggiore di quello precedente il voto e non me ne faccio una ragione. Perciò ho cercato di descrivere il mio pensiero in 12 punti, “mi sono impegnata”. Spero di avere usato termini corretti e che le mie parole non siano travisate.

Nella mia bolla berremo per dimenticare mentre a casa dei vincitori scorrono fiumi di prosecco.

1 Uniti si vince, divisi si perde. Vale in generale e per la sinistra in particolare.

2 Uniti a volte è peggio, Venezia e Mestre sono costrette da 100 anni a stare insieme. Ho sempre votato per la separazione con zero risultati. Sono nato veneziano e non voglio morire mestrino. Questa è la frase fastidiosa che ho sentito ripetere come un mantra da vari conoscenti veneziani, tradotta perché fosse comprensibile a tutte e tutti. Occasioni perse per decenni che ora si ritorcono contro i veneziani.

3 Dal centro alla periferia, i ruoli invertiti di Mestre e Marghera si sono rivelati cruciali per l’esito delle elezioni. Quando politici e media, alla fine della campagna elettorale, sono arrivati in massa sulla terraferma ho capito che i numeri erano qui e non a Venezia.

4 Governare le diversità è difficile ma necessario, tra problemi sociali comuni ed esigenze contrapposte. Fra terraferma e Venezia (e per favore non chiamatela città d’acqua o in altro modo, Venezia è Venezia e basta).

5 Governare i problemi sociali. Degrado e delinquenza sono solo due delle parole che hanno scandito in questi mesi gli slogan dei partiti, a destra e a sinistra. Sono problemi enormi che abbassano la qualità della vita in molte città e anche da noi, a Venezia, Mestre, Marghera e nelle altre periferie. La repressione è stata chiamata in causa come unica possibile modalità di lotta e reazione, con scarsi risultati. Finché la prevenzione e politiche sociali serie non verranno messe sul tavolo della politica, e attuate con rigore, non ne verremo fuori. Le cose rimarranno uguali o potranno peggiorare. Io non ho paura di girare di notte, sto molto attenta ma mi rendo conto che non sia piacevole avere attorno delle persone poco rassicuranti.

6 Il ruolo degli stranieri. Servono solo quando ci fa comodo, per svolgere lavori umili e poco riconosciuti. Sono utili anche a raccattare qualche voto, ma guai a chiedere (e concedere) diritti.

7 Candidati donne e uomini. Otto candidati alla poltrona di sindaco di Venezia erano tanti a mio avviso, si doveva fare di più per stare insieme, creare alleanze in grado di governare le differenze in modo costruttivo, non distruttivo come i risultati ci hanno dimostrato. Inoltre sono stati candidati otto uomini e zero donne. C’erano candidature al femminile ben calate nella realtà locale veneziana, ma qualcuno ha deciso che non andavano bene e, al loro posto, ha messo degli uomini. Peccato, abbiamo perso una grande occasione.

8 Vecchi e giovani candidati, vecchi e giovani votanti. Età non significa (maggiore o minore) esperienza e Venturini lo dimostra. Ancora non mi è chiaro se e cosa votano i giovani elettori, certo le percentuali di votanti sono sempre più basse. Fa male a quasi tutti la disaffezione al voto: ricordiamoci che proprio i giovani hanno in mano il futuro delle nostre città, il loro ruolo è e sarà cruciale.

9 Stucco e pittura. Il giallo al posto del rosa fucsia. Gente che sotto elezioni si accontenta di vedere cestini colorati (a spese di chi?) mentre alcune strade, marciapiedi ecc sono in cattive condizioni da anni e sarebbero da rifare. Ok l’investimento richiesto è maggiore ma le modalità sono queste. Farsi belli davanti e lasciare dietro grossi buchi.

10 Del troppo turismo si muore. A fronte di tante persone e aziende che di turismo vivono e prosperano, Venezia con i suoi 30 milioni (!!!) di visitatori all’anno è un esempio lampante di una gestione a breve termine del turismo, dei flussi, delle responsabilità personali e collettive. Tanti ci guadagnano da una parte, tanti ci perdono, a Venezia e in terraferma, vicino e lontano da qui. I cittadini invecchiano perdendo i negozi di prossimità, i servizi essenziali e altri punti di riferimento per la vita quotidiana. E se decidono di andarsene è anche per questo. Lo spopolamento è iniziato nel secondo dopoguerra, in particolare dagli anni Sessanta in poi quando a Venezia vivevano più di 150.000 persone. Dalla grande acqua alta del 4 novembre 1966 le cose sono andate avanti così e ora è ancora più evidente, il processo continua al ritmo di circa 1.000 abitanti ogni anno. Oggi meno di 50.000 persone abitano a Venezia. L’emorragia sembra irreversibile e le ricette per invertire la rotta non sono chiare né condivise.

11 La campagna elettorale sui social network ha assunto toni accesi e volgari, più del solito. I sondaggi si sono rivelati inutili, o funzionali al risultato atteso. Chi usava toni il più possibile pacati (come me) è stato sommerso da vari insulti. Anche adesso gli insulti continuano, con i risultati in mano.

12 Maggioranza e minoranza. Maggioranza e opposizione. Rimbocchiamoci le maniche per essere costruttivi nel ruolo che le urne ci hanno consegnato.

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