Lucio Fontana è stato uno dei maestri dello Spazialismo ed è noto soprattutto per i tagli nelle tele, un suo tratto distintivo. Per questo è riconosciuto e riconoscibile. C’è anche un altro Lucio Fontana che, quando si unisce più intimamente alle sue opere, ci lascia la sensazione di entrare nella materia e far parte di essa.

Le ceramiche ne sono un esempio e proprio con la lavorazione della creta, materiale povero che dà origine a infiniti oggetti in terracotta e ceramica. Alcuni di essi sono utili e di uso quotidiano, altri prettamente belli e decorativi. Lucio Fontana (1899 – 1968) con la sua produzione di ceramiche rivela una parte di sé meno nota e forse più interessante. E conferma il suo ruolo di artista innovativo, anticonformista e sperimentatore, nel panorama dei movimenti che hanno caratterizzato l’arte del Ventesimo secolo.

La collezione Peggy Guggenheim di Venezia ha nelle collezioni permanenti alcune opere di Fontana e, dalla scorsa settimana, espone anche 70 opere da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, in una mostra temporanea (la prima di questo genere) dal titolo significativo: Mani – fattura: le ceramiche di Lucio Fontana. Nelle mani c’è l’essenza del suo lavoro, nei colori di alcune grandi sculture la luce vitale, nei Crocifissi l’aspirazione all’infinito, nei toni pastello di altre l’essenzialità. Il percorso espositivo permette di seguire l’evoluzione dello stile di Fontana nell’arco della sua vita.

Fontana è nato in Argentina, ha avuto una vita intensa e ha attraversato più volte l’Atlantico per venire in Italia e in Europa. Prima di tutto è stato a combattere nella Grande Guerra, sul fronte italiano (era un Ragazzo del ’99); della guerra ha visto gli orrori e le ingiustizie. Ha vissuto il Fascismo e a questo si è dovuto in parte adeguare per lavorare, poi con la Seconda Guerra Mondiale è tornato in America per sette anni, in Argentina suo paese natale, dove ha incontrato Teresita Rasini la donna della sua vita.

Delle donne parlano alcune delle ceramiche presenti in mostra, fra cui proprio Teresita. Del dolore parlano altre opere in cui ha sublimato le esperienze negative in guerra. Donne e uomini, arlecchini e guerrieri, si trovano esposti nelle sale della collezione Guggenheim assieme a soggetti mitologici, animali e frutti, piatti e forme astratte. C’è infine la gioia della rinascita postbellica nelle ultime ceramiche di Lucio Fontana, quando ha abbracciato il design e le tendenze della moda a Milano. La città lo ha accolto in questo periodo e ha esaltato il suo estro creativo. A Milano Fontana ha lasciato sculture che ornano edifici civili e religiosi. Albisola in Liguria, oggi una delle più note Città della Ceramica, gli ha fornito materia prima e ispirazione per lavorare la terracotta. Completano la mostra fotografie d’archivio dove Fontana è ritratto in abiti da lavoro.

Mani – fattura: le ceramiche di Lucio Fontana si può visitare fino al 2 marzo 2026.

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Le ceramiche di Lucio Fontana. La nuova mostra alla collezione Guggenheim parla di Mani- fattura e racconta un lato inedito dell’artista. Lucio Fontana (1899-1968) è nato a Rosario (Argentina) e morto a Comabbio in provincia di Varese. Ha attraversato le due guerre mondiali e vi ha preso parte attivamente, cercando poi di sublimare il suo dolore con l’arte. Se è facile ricordarlo per i tagli sulle tele e come esponente di spicco dello spazialismo, Fontana si è anche impegnato nel lavorare l’argilla con le mani (da cui il titolo della mostra) trasformando questo umile materiale in forme e colori sgargianti, in oggetti a volte utili e sempre belli. Le circa 70 opere presenti in mostra rivelano un uomo umile e sensibile, intimo e profondo, che ha amato le donne in generale e la sua donna, Teresita Rasini, in particolare. Le immagini sono della conferenza stampa una settimana fa, la mostra è visitabile fino al 2 marzo 2026.

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