Diario giornaliero del mio viaggio in solitaria in Perù: quarto giorno

Questo è un racconto emozionale, senza nessun intento di guidare nella visita della città, il cui compito lascio alle guide.

Arequipa

L’8 novembre mi sveglio piano piano nella città bianca, Arequipa, sulla quale nutro grandi aspettative. E il diario è più semplice e sintetico degli altri giorni, me la prendo con calma in ogni senso. Dal lettuccio del mio ostello mi alzo tardi, lo confesso, dopo avere spippolato col telefono come ogni mattina. Che bello viaggiare da sola! Sono andata a dormire nel pieno della notte dopo un viaggio in bus, lunghissimo e bellissimo. Al mio arrivo in ostello alle due ho trovato gente in giro con borse e zaini, in partenza per chissà dove, ma lo scoprirò oggi stesso. Non mi ero ben preparata alle varie modalità di arrivare e partire da qui, lo ammetto, ma ho recuperato presto parlando con Oscar il gestore di hotel – ostello – agenzia di viaggi, tutto insieme qui, una cosa comodissima e utile a tutti, fornitori e utenti dei servizi, sperimentata anche in altre città peruviane. Per me è una grande semplificazione avere un punto di riferimento “in casa” dove posso sedermi dopo colazione, ancora con la tuta addosso, per capire come andare a Puno il giorno successivo, e soprattutto che mezzo prendere. Per loro che gestiscono l’affare di famiglia con impegno e dedizione, avere degli ospiti che diventano clienti dei tour è altrettanto importante. Ma andiamo con ordine.

Colazione in ostello

Il vulcano Misti incombe sulla città di Arequipa e ci vuole un po’ per vederlo, salendo dal centro storico, bianco di neve e minaccioso con il suo lungo elenco di eruzioni e terremoti del passato. Nella sala colazione all’aperto lo vedo dipinto a colori vivaci mentre sorseggio tè e succo, mangiando pane fresco e frittata come ogni mattina. Qui sopra c’è la piccola cucina che sforna cibo per noi ospiti e per i gestori, poi una terrazza con vista, anzi no, c’è solo la biancheria stesa ad asciugare e lo spazio per rilassarsi all’aria aperta. Non mi vergogno di fare con calma, è il bello di viaggiare da sola e guai a chi me lo toglie. Vedrò oggi tutto il possibile nel tempo disponibile, senza fretta, anche perché siamo saliti in altura (in spagnolo), ci troviamo a 3.900 metri slm e l’altitudine si sente così per prevenire il soroche, mal di montagna, prendo il diuretico, bevo, vado in bagno, in una spirale senza fine. La stanchezza si fa sentire da questo giorno, e mi accompagna per il resto del viaggio. Stanchezza e fatica. Nella mia camera i sei letti non sono tutti occupati, le altre ragazze sono silenziose e quasi non mi accorgo di loro. Uso con parsimonia il tavolino e seggiola vicini al mio letto per consentirne l’uso pure a loro ma non scambiamo più delle parole di saluto. Attorno ai tavoli della colazione c’è appena un poco più di movimento, saluto due signore polacche prima di scendere, le vedrò più tardi in centro. Inizia la mia esplorazione di Arequipa ciudad blanca, così chiamata per il chiaro colore del sillar, la pietra locale con cui sono stati costruiti gli edifici storici.

Plaza de Armas

Fuori dal portone dell’ostello potrei andare a sinistra, in discesa, ma vado spedita in salita a destra dove a 200 metri di distanza si apre lo splendido scenario della piazza. Plaza de Armas è sontuosa e nobile, piena di vita sotto i portici che la cingono da tre lati, colorata all’ombra delle piante nella parte centrale, il parco dove osservare i passanti. Mi piace sempre e pure qui mi piacerebbe se non fosse che, dopo poche foto di rito (sono uscita con cellulare e reflex) un vociare sempre più intenso richiama la mia attenzione. Insegnanti in sciopero protestano per i bassi salari, poliziotti in tenuta antisommossa controllano la manifestazione e io mi sento a disagio. Ho sempre temuto le manifestazioni di piazza anche nelle nostre città e qui a maggior ragione non voglio mettermi nei guai. Scatto qualche foto e me ne vado.

Le chiese di Arequipa

  • San Francisco,
  • Compagnia di Gesù,
  • Santa Teresa,
  • La Merced,
  • Santo Domingo,
  • Santa Rita,
  • Santa Rosa,
  • Santa Marta.

Questo elenco c’era già nel post con l’itinerario di viaggio e qui lo scrivo di nuovo, più completo e nell’ordine di visita, a promemoria di cosa vedere ma con una raccomandazione. Godersi una città a passeggio, senza una meta precisa, è un privilegio che ci permette di vederla al nostro passo, con i nostri occhi, e aggiungere tappe lungo il percorso. Arequipa mi è piaciuta tanto anche per questo, ho lasciato fare al caso e dopo tante porte in faccia di chiese e palazzi chiusi, monasteri invisibili e orari impossibili, all’ultimo ho trovata aperta proprio Santa Marta, barocca fino all’ultimo centimetro. Fuori la piazza brulica di gente, immancabile il people watching, fra cui spiccano i pochi turisti.

Arequipa è una città grande con un milione di abitanti circa, sparsi su diversi quartieri alcuni centrali e più turistici, altri meno. Edifici religiosi si alternano a edifici civili come i vecchi hotel e il teatro, in mezzo piccoli giardini brulicanti di vita, lustrascarpe e venditori di dolcetti, piazze e fontane, bandiere bianche e rosse che sventolano con orgoglio. I palazzi moderni stonano ma li avranno costruiti dopo un terremoto.

Rientro in ostello per la seconda volta, mi accordo con il gestore per il viaggio in bus del giorno successivo. E a un certo punto piove. Pazienza, dura poco poi il cielo si rischiara ed è ancora più bello di prima. Scrivo sul diario: chiese e palazzi sono splendenti di luce fin quasi alle ore 18.

Visite non turistiche da fare ad Arequipa

Non vedere i musei mi è dispiaciuto ma pazienza, ho visto altro, più o meno in ordine cronologico:

  • Yanahuara il quartiere dal caratteristico portico con vista sul centro storico.
  • La casa museo Mario Vargas Llosa.
  • La salita fino a vedere la sagoma del vulcano Misti innevato.

Un’altra cosa non turistica che avrei potuto fare era andare dal parrucchiere ma niente, nemmeno il costo di 20 soles, solo 5 euro, mi ha convinta. Peccato ma va bene così. Non ho quasi visto murales ad Arequipa e questo mi ha fatto piacere, deve avere a che fare con UNESCO che le ha conferito il titolo di Patrimonio dell’Umanità.

Cose turistiche che non mi sono piaciute

Una cosa turistica che mi ha dato come sempre fastidio è il numero elevato di insegne, marchi internazionali che stridono con questo posto, ma a molti evidentemente va bene così. Dei negozi di souvenir fatti in Cina non voglio nemmeno parlare. Le catene mi lasciano sempre di stucco, anche i tavolini e sedie brandizzati con la scritta Aperol Spritz, ho indagato e lo fanno pure con il Campari, per questa volta li perdono. E poi gli animali sfruttati per le foto con i turisti, poveri cuccioli di lama infagottati con lane colorate che da qui ho incontrato ogni giorno, e non ho invidiato per niente. Alliance Française invece mi è piaciuta, mi ha fatto sentire a casa, come nella vecchia Europa.

Arequipa by night

Tanto la città è bella di giorno, quanto è suggestiva alle prime luci della sera che arrivano abbastanza presto. Dopo avere consumato il pasto del giorno vicino a casa mi fermo ammaliata in Plaza de Armas, diventata una bomboniera. Mi aggiro io fra i portici e siedo sui gradini della cattedrale, così pure i pochi turisti rimasti si guardano attorno ammaliati. Rientro presto, stanca ma felice per questa lunghissima passeggiata urbana, prima di coricarmi faccio i bagagli. Stanotte si riparte, come sono arrivata io me ne vado, su un pulmino diretto verso Puno. Non per la via breve, mi fermerò al Canyon del Colca e in altri luoghi bellissimi. Buenas noches.

Il racconto della giornata sulla mia pagina facebook Gamberetta travelblog

Un caffè da Huaytapallana in centro ad Arequipa. Buono il caffè peruviano: ne ho provati diversi, biologici, industriali e anche quello di Starbucks. Buone le tisane fatte con le erbe degli altipiani e le foglie di coca per sopportare meglio l’altitudine. Voi cosa fate per il mal di montagna? Ho preso un diuretico tutte le mattine, dietro consiglio del medico e andavo in bagno spessissimo. Con la pressione bassa mi girava la testa ancora di più, alle altitudini da 3000 metri slm, faticavo a fare tutto, anche salire una rampa di scale.

La biblioteca regionale Mario Vargas Llosa di Arequipa dedica una installazione agli indigeni e peruviani deceduti, coinvolti nei disordini dello scorso anno scoppiati con il tentato colpo di stato del 6 dicembre. E poi tanti libri, i suoi numerosi premi, sale dedicate allo studio e alla lettura, mostre temporanee di pittura. Questo è un angolo speciale di Arequipa, una città che ammalia per i suoi monumenti ma si può tranquillamente scoprire passeggiando senza meta, come ho fatto io.

Sulle scale di Arequipa, la città bianca coloniale. Queste 10 foto sono solo una parte delle tante immagini che porto con me, di una città sorprendente e piena di vita, nonostante mercoledì mattina mi abbia accolta con la piazza delle proteste degli insegnanti. Arrivata in Plaza de Armas c’era della musica e io pensavo fosse un concerto, una festa. Invece… sciopero insegnanti e manifestazione con la polizia tutto attorno. Non mi sono avvicinata più di così e dopo aver documentato l’evento mi sono allontanata a passo svelto. Ora il viaggio continua!

Ho potuto intraprendere questo viaggio grazie a un biglietto aereo Air Europa vinto nel novembre 2022.

L’assicurazione viaggio è stata offerta da Heymondo.

Se questo diario di viaggio ti è piaciuto fra poche settimane pubblicherò la giornata successiva. Cerca con la lente il Perù per tutti i post pubblicati. Se invece vuoi sapere le informazioni pratiche di viaggio leggi qua https://www.gamberetta.it/it/2023/11/26/cosa-vedere-in-peru-in-dieci-giorni/

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